Relazione Dia, 2° semestre 2016: mappa 'ndrine calabresi – mandamento centro

0
Relazione Dia, 2° semestre 2016: mappa 'ndrine calabresi - mandamento centro


Le pronunce giudiziarie e gli esiti investigativi che hanno caratterizzato l’azione di contrasto alla ‘ndrangheta nel 2016, hanno posto un tassello importante nella qualificazione della strategia complessiva delle cosche reggine, evidentemente orientate verso un processo di consolidamento verticistico della struttura.
A Reggio Calabria è confermata la primazia dei casati di ‘ndrangheta storicamente egemoni, quali DE STEFANO, CONDELLO, LIBRI e TEGANO, così come emerso già nel passato con l’operazione “Meta”, che aveva fatto luce sull’esistenza di un direttorio mafioso, costituito dalle figure apicali di tali famiglie, sovraordinate alle altre.
Non una fusione tra cosche, ma un’azione corale posta in essere da famiglie per anni notoriamente contrapposte ed ora federate: una pax mafiosa che segna una svolta nella strategia della ‘ndrangheta, sempre più proiettata nella gestione imprenditoriale delle attività economiche. È nel solco di questa importante ricostruzione investigativa che si collocano le menzionate inchieste “Mamma Santissima”
e “Reghion”, disvelando l’operato di un comitato d’affari, partecipato anche da funzionari infedeli, in grado di condizionare ed incidere sull’operato e l’efficienza della Pubblica Amministrazione.
Più nel dettaglio, l’indagine “Mamma Santissima”, conclusa nel mese di luglio con l’arresto di 5 soggetti, si pone in prosecuzione delle operazioni “Meta”, “‘Ndrangheta Banking”, “Reale” e “Crimine”, riuscendo a completare la ricostruzione della struttura della ‘ndrangheta nelle sue componenti apicali e a definire le modalità di interazione dell’organizzazione criminale con diversi ambiti della società civile, compresa la massoneria, strumentalizzata da singoli appartenenti alle cosche.
Le investigazioni hanno avuto, infatti, il pregio di innovare le conoscenze sull’organizzazione, che “… non avrebbe mai potuto raggiungere tali livelli se non fosse stata sostenuta da quella rete segreta che si è ritenuto di individuare nei destinatari dell’ordinanza…”, permettendo di ridisegnarne l’apparato e di: confermare l’esistenza della Mamma Santissima o “Santa”, prima struttura direttiva «segreta» della ‘ndrangheta, caratterizzata da regole speciali in grado di rimuovere e superare, a favore dei suoi qualificati componenti, i divieti fissati dalle regole tradizionali delle cosche. A tale struttura avevano accesso anche «massoni» o «nobili», intendendosi per essi coloro che non avevano estrazione propriamente criminale.
Con la Santa – la cui ideazione sarebbe stata ricondotta agli storici casati mafiosi DE STEFANO, PIROMALLI, NIRTA, ARANITI, LIBRI, MAMMOLITI, CATALDO e MAZZAFERRO – si assiste, a partire dalla seconda metà degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ’80, ad un sostanziale mutamento della ‘ndrangheta, funzionale ad un processo di infiltrazione negli apparati della società civile attraverso i “santisti”, che pertanto hanno operato nelle vesti di appartenenti all’organismo decisionale occulto;
stabilire, superando le pregresse conoscenze, che la ‘ndrangheta è, ancora oggi, dotata di un apparato criminale caratterizzato dalla presenza di una struttura direttiva «segreta o riservata», da intendersi quale evoluzione, in chiave moderna, della menzionata Mamma Santissima o Santa.
In buona sostanza, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, questa più recente struttura occulta, avvalendosi di soggetti indicati come «segreti» o «riservati», è risultata operare in sinergia con il noto organo collegiale di vertice denominato Provincia.
Altrettanto significativa della capacità della cosche reggine di condizionare l’operato della Pubblica Amministrazione è l’operazione “Reghion”, conclusa sempre nel mese di luglio – tra Calabria, Lazio e Lombardia – dall’Arma dei Carabinieri con il fermo di indiziato di delitto di 10 soggetti. Gli stessi sono stati ritenuti responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa
aggravata, corruzione, intestazione fittizia di beni e estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Tra i soggetti coinvolti figura un ex militante politico, peraltro destinatario di una misura cautelare nell’ambito anche della sopra citata operazione “Mamma Santissima”, ed un dirigente dei Servizi tecnici del Comune di Reggio Calabria. Tra le opere oggetto di investigazione si è rilevato, inoltre, un appalto pubblico da 250 milioni di euro, in project financing, per il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria.
Nel corso dell’operazione si è proceduto, inoltre, al sequestro preventivo di 15 società, con relativo patrimonio aziendale e di due esercizi commerciali riconducibili ad alcuni imprenditori indagati, per un valore complessivo stimato in oltre 40 milioni di euro. È del successivo mese di ottobre, invece, la confisca di 8 aziende e cospicue disponibilità finanziarie, per un valore di oltre 30 milioni di euro, nei confronti di un altro imprenditore operante nel settore della grande distribuzione calabra e con interessi su Roma e Bologna e ritenuto contiguo alla cosca DE STEFANO-TEGANO.
Proseguendo nella descrizione delle articolazioni criminali operanti nel mandamento, oltre ai clan menzionati si continua a registrare l’operato della ‘ndrina SERRAINO, attiva nel comune di Cardeto, nel quartiere San Sperato e nelle frazioni di Cataforio, Mosorrofa e Sala di Mosorrofa.
Il sodalizio in parola è stato duramente colpito dagli esiti del processo “Epilogo” che, nel giudizio d’appello celebratosi il 6 luglio 2016, ha portato alla condanna di 7 elementi di vertice della consorteria.
L’azione del gruppo CONDELLO, egemone su Villa San Giovanni (RC), è stata invece frenata dall’inchiesta “Sansone” e dalla sua prosecuzione “Sansone 2”, entrambe concluse nel mese di novembre.
L’attività in questione, dell’Arma dei Carabinieri, ha fatto luce sugli assetti organizzativi di diverse cosche (che potevano disporre anche di armi da guerra), sulle pressanti attività estorsive poste in essere in danno di imprenditori della zona operanti nel settore edile e movimento terra e sugli interessi verso il settore della somministrazione al minuto di alimenti e bevande.
Il contesto investigativo, unitariamente inteso, ha portato prima al fermo di 26 responsabili, poi, con la seconda tranche dell’operazione, all’esecuzione di 16 Ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti ritenuti collegati, oltre che ai CONDELLO, anche ai GARONFALO (attivi su Campo Calabro) e alle cosche ZITO-BERTUCA e BUDA-IMERTI (operanti a Villa San Giovanni e Fiumara di Muro).
Ancora il gruppo BUDA-IMERTI, nel corso del semestre, è stato al centro di un’importante attività di contrasto sul piano patrimoniale condotta dalla D.I.A. di Reggio Calabria. In data 22 dicembre, infatti, è stata eseguita a Reggio Calabria la confisca173 di 12 beni immobili e disponibilità finanziarie, per un valore di circa 2 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore “al servizio” della cosca e collettore
economico del sodalizio.
Altre consorterie di rilievo presenti nel territorio sono la cosca FICARA-LATELLA, che controlla la zona sud del capoluogo e la cosca LO GIUDICE, che rimane attiva nel quartiere di Santa Caterina, notevolmente ridimensionata anche a seguito del pentimento dell’omonimo capo.
I Rioni Modena e Ciccarello registrano la presenza dei gruppi ROSMINI e BORGHETTO-CARIDI-ZINDATO, quest’ultimo colpito nel semestre da pesanti condanne: in data 22 ottobre e 22 novembre, nel corso del secondo grado di giudizio relativo ai processi “Alta Tensione” e “Alta Tensione2”, sono stati comminati oltre 250 anni di reclusione.
Nella frazione cittadina di Trunca è attivo il clan ALAMPI, collegato ai LIBRI e i cui affiliati, il 7 luglio, in esito al processo “Rifiuti spa 2”, sono stati colpiti da 14 condanne, per un totale di oltre 125 anni di reclusione.
Nel quartiere Pellaro viene segnalata la ‘ndrina FRANCO, mentre nei quartieri di Condera-Pietrastorta sono presenti i CRUCITTI e a Gebbione la ‘ndrina LABATE.
Proseguendo, nella frazione Calanna si continua a registrare l’operatività della famiglia GRECO, interessata da un conflitto interno tra le fazioni GRECO e PRINCI, come documentato dall’inchiesta “Kalanè”, conclusa nel mese di luglio dalla Polizia di Stato con l’esecuzione di un decreto di fermo nei confronti di 4 soggetti.
Nel Comune di Scilla risulta attiva la cosca NASONE-GAIETTI, a Villa San Giovanni la cosca ZITO-BERTUCA-IMERTI, mentre più a nord, a Bagnara Calabra, è operativo il clan ALVARO-LAURENDI.
Nel territorio di Condofuri, come acclarato dagli esiti del processo “El Dorado179”, insiste l’articolazione territoriale denominata “locale di Gallicianò” che, in data 29 luglio è stata colpita con la condanna di 9 affiliati, per un totale di oltre 50 anni di reclusione.
Proseguendo, il gruppo PAVIGLIANITI, operante in S. Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, nel mese di ottobre è stato colpito dall’operazione “Nexum”, conclusa dall’Arma dei Carabinieri con un decreto di fermo emesso nei confronti di 5 appartenenti alla cosca, di cui due eseguiti a Lomazzo (CO) e Guidonia Montecelio (RM).
Gli stessi avrebbero posto in essere diverse estorsioni e tentativi di estorsione ai danni di un’azienda attiva nel settore della grande distribuzione alimentare e di uno stabilimento balneare, siti nella frazione marina del comune di San Lorenzo (RC).
L’area di Melito Porto Salvo, a est del capoluogo, ricade invece sotto l’influenza criminale della famiglia IAMONTE, egemone nel melitese.
A riguardo, la recente indagine “Ecosistema”, del mese di dicembre, ha evidenziato l’ennesimo sistema criminale mirato ad infiltrare la Pubblica Amministrazione e particolarmente attivo nel delicato settore della raccolta dei rifiuti urbani. I risultati investigativi, sviluppo naturale delle pregresse inchieste “Ada” e “Ultima Spiaggia”, hanno messo in evidenza le condotte di diversi imprenditori che, forti del sostegno della criminalità organizzata locale e avvalendosi della collaborazione di liberi professionisti, nonché della compiacenza di funzionari e amministratori pubblici, avevano condizionato il regolare svolgimento di gare d’appalto in ben tre comuni del melitese.
Infine, nei comuni di Roghudi e Roccaforte del Greco risultano attive, rispettivamente, le storiche consorterie dei PANGALLO-MAESANO-FAVASULI e ZAVETTIERI, federate dopo gli anni della sanguinosa faida di Roghudi.
Fonte: Direzione Investigativa Antimafia

Leggi anche:

 

Clicca qui per seguire la pagina facebook La Lince e rimanere sempre aggiornato