Relazione Dia, 2° semestre 2016: mappa 'ndrine calabresi – mandamento tirrenico

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Relazione Dia, 2° semestre 2016: mappa 'ndrine calabresi - mandamento tirrenico


Il porto di Gioia Tauro continua ad affermarsi tra le rotte preferite dai trafficanti internazionali di stupefacenti, così come confermato dai numerosi sequestri di cocaina proveniente dal Sud America operati nel semestre.
Sul piano degli assetti criminali dell’area, a Gioia Tauro permane, in posizione di rilievo, la cosca PIROMALLI, che – come accennato nella descrizione del “Mandamento centro” – unitamente ad altre storiche famiglie sarebbe parte integrante del vertice strategico della ‘ndrangheta.
In particolare, i PIROMALLI controllano innanzitutto la “Piana”, coesistendo con i vecchi alleati della ‘ndrina MOLE’. Emblematico della capacità della cosca di proiettare anche oltre i confini regionali i propri interessi economici è stato il sequestro, eseguito dalla Polizia di Stato nel mese di novembre – tra le province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Roma e Bologna – nei confronti di un imprenditore originario di Nicotera (VV), espressione dei PIROMALLI, attivo nei settori turistico/alberghiero, immobiliare, edile e della ristorazione. Lo stesso aveva accumulato un patrimonio del valore
stimato di 50 milioni di euro, creato anche grazie ai legami con i clan DE STEFANO di Reggio Calabria, MANCUSO di Vibo Valentia e COCO di Milano.
Anche nel semestre in esame, la cosca in parola ha palesato una notevole capacità di movimento e proiezione sul panorama nazionale (segnalati interessi che spaziano dalla Sicilia al basso Lazio, dalla Basilicata alla Puglia e dal milanese al nord-est del Paese) ed internazionale, forte di una consolidata capacità d’intessere alleanze e accordi con altri aggregati criminali.
Nel comprensorio di Rosarno e San Ferdinando, le cosche PESCE e BELLOCCO gestiscono le attività illecite attraverso il controllo e lo sfruttamento delle attività portuali, il traffico di stupefacenti ed armi, le estorsioni, l’usura, non disgiunte da una pressante infiltrazione dell’economia e delle istituzioni locali, potendo inoltre contare su molteplici proiezioni extraregionali.
Un segnale, quest’ultimo, emerso chiaramente nell’ambito dell’operazione “Reale 6” conclusa nel mese di agosto dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di 3 soggetti, esponenti delle cosche PESCE e STRANGIO, accusati di scambio elettorale politico-mafioso: il “pacchetto di voti” avrebbe garantito alle imprese di riferimento della cosca una corsia preferenziale per l’aggiudicazione di commesse pubbliche.
Ancora le cosche PESCE e BELLOCCO sono state significativamente colpite, sotto il profilo patrimoniale, da diverse attività ablative che la D.I.A. ha condotto nel semestre. Nell’ordine, nel mese di settembre la D.I.A. di Firenze ha eseguito la confisca189 di tre immobili e disponibilità finanziarie,
per un valore complessivo di oltre ottocentomila euro, nei confronti di un imprenditore, trasferitosi negli anni ‘90 con la famiglia in provincia di Prato, da dove avrebbe favorito gli interessi delle cosche. Un altro imprenditore è stato interessato, nel mese di novembre, da una confisca190 di beni eseguita dalla D.I.A. di Reggio Calabria.
Quest’ultimo, direttamente collegato alla cosca rosarnese dei PESCE-BELLOCCO, costituiva l’anello di collegamento con la cosca CONDELLO-IMERTI di Reggio Calabria, la cosca BUDA di Villa San Giovanni e la cosca ALVARO di Sinopoli.
È, infine, del mese di dicembre la confisca di tre beni immobili e disponibilità finanziarie varie, per un valore di circa trecentomila euro, operata nei confronti di un soggetto ritenuto “capo società” della locale di San Giusto Canavese (TO) e partecipe anch’egli dell’associazione mafiosa PESCE-BELLOCCO. Già destinatario di un provvedimento restrittivo, era stato protagonista di un sistema creditizio parallelo attraverso il quale le consorterie criminali erogavano prestiti a tassi usurari ad imprenditori calabresi e del nord Italia in difficoltà economiche.
Continuando nella mappatura delle presenze criminali, nel comune di Palmi si segnalano le cosche193 GALLICO e PARRELLO-BRUZZESE. Quest’ultimo sodalizio, in particolare, nella sua articolazione denominata PARRELLO-GAGLIOSTRO, è stata interessata dall’operazione “Alchemia”, eseguita tra Calabria, Piemonte, Liguria e Toscana e di cui si dirà più diffusamente nel paragrafo dedicato alle proiezioni ultra regionali delle cosche. Da segnalare, in questa sede, come tra gli arrestati figuri anche un ex consigliere comunale di Palmi, ritenuto contiguo all’organizzazione ed eletto grazie all’appoggio
della cosca.
Nel comune di Seminara risultano attive le cosche SANTAITI195, GIOFFRE’ (noti “Ndoli, Siberia e Geniazzi”) e CAIALAGANA’-GIOFFRE’ (noti “ngrisi”). I SANTAITI, oltre ad essere presenti anche nel genovese ed in buoni rapporti con le ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro, risultano particolarmente attivi nel traffico di armi196, settore che consente loro di intessere affari e acquisire alleanze.
La ‘ndrina CREA, che annovera articolazioni operanti nel centro-nord del Paese e dell’Europa, nonostante gravata da pesanti condanne e misure patrimoniali1 in pregiudizio di più associati, continua a esercitare la primazia nell’area di Rizziconi e ad intessere198 affari con i clan storici della piana di Gioia Tauro, in particolare con il gruppo BELLOCCO.
Con l’operazione “Spazio di Libertà”, condotta dalla Polizia di Stato, sono altresì emersi i collegamenti della cosca CREA con gli ALVARO di Sinopoli. Le investigazioni, conclusesi con l’esecuzione di 14 provvedimenti restrittivi, hanno colpito la rete di soggetti che avevano favorito la latitanza di due ricercati delle famiglie CREA e FERRARO di Oppido Mamertina, catturati nel mese di gennaio nelle campagne di Maropati (RC) 200.
Nel vicino territorio di Castellace di Oppido Mamertina opera, invece, la consorteria RUGOLO-MAMMOLITI. Proprio negli ultimi giorni del 2016, il 27 dicembre, la D.I.A. di Reggio Calabria ha eseguito la confisca di disponibilità finanziarie, per un valore di oltre 300 mila euro, a carico di un imprenditore ed ex politico, ritenuto contiguo ai MAMMOLITI-RUGOLO, in forza del ruolo di primo piano rivestito nel reimpiego in attività economiche dei proventi illeciti della cosca.
Nel territorio di Oppido Mamertina, oltre ai citati FERRARO-RACCOSTA, sono attivi i POLIMENI-MAZZAGATTI-BONARRIGO.
Il comprensorio tra Sinopoli, Sant’Eufemia e Cosoleto, rimane sotto l’influenza della menzionata, storica famiglia degli ALVARO, interessata dall’arresto di due degli elementi di vertice: il primo, latitante dal 2007, catturato il 21 luglio nelle campagne di Monterosso Calabro (VV); il secondo catturato subito dopo, precisamente il 29 luglio, poiché trovato in possesso di circa 100 kg di cocaina.
A Taurianova il territorio è segnato dalla presenza dei clan AVIGNONE e FAZZALARI, mentre a Cinquefrondi permangono i gruppi PETULLA’-IERACE-AUDDINO, LADINI e FORIGLIO-TIGANI.
A Cittanova si segnalano le storiche famiglie ALBANESE-RASO-GULLACE e FACCHINERI, quest’ultima emersa nell’ambito dell’operazione “Pecunia Olet” – più diffusamente descritta nelle proiezioni lombarde dell’organizzazione – che ha consentito, nel mese di dicembre, agli investigatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di fare luce su un articolato sistema di riciclaggio tra Italia, Svizzera e San Marino e di sequestrare beni per un valore di oltre 10 milioni di euro.
A Polistena permane l’operatività della famiglia LONGO-VERSACE, segnata nel mese di novembre dalla confisca della D.I.A. di Reggio Calabria di beni per un valore di circa trecentomila euro, nei confronti di un elemento di primo piano della cosca, con precedenti per associazione mafiosa e omicidio. In passato204, il soggetto si era reso responsabile di una serie di estorsioni finalizzate al controllo e alla gestione degli appalti pubblici relativi ai lavori di rifacimento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria – per i tratti compresi tra gli svincoli di Mileto e Gioia Tauro – costringendo le ditte appaltatrici e subappaltatrici a rifornirsi di calcestruzzo a prezzi imposti da imprese colluse.
Nel comune di Giffone risulta attiva la cosca LAROSA, mentre nel Comune di Laureana di Borrello, è presente una locale di ‘ndrangheta che annovera, tra l’altro, articolazioni nel milanese delle famiglie FERRENTINO-CHINDAMO e LAMARI.
Nei confronti di quest’ultime, si segnala l’importante operazione denominata “Lex205, conclusa nel mese di novembre dall’Arma dei Carabinieri con il fermo di 41 soggetti206. Oltre al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro, l’attività ha avuto il pregio di documentare le pressioni esercitate dall’organizzazione per l’aggiudicazione di appalti pubblici in favore delle aziende di riferimento del sodalizio, l’intestazione fittizia di numerose attività commerciali e l’infiltrazione – in particolare dei LAMARI – nella gestione di una polisportiva locale, con la scoperta di “combine” dei risultati di almeno due incontri di calcio.
La principale fonte di guadagno del gruppo era comunque rappresentata dal traffico di stupefacenti, che dalla Colombia e dall’India arrivavano al porto di Gioia Tauro. La droga veniva occultata in cargo contenenti riso, grazie alla copertura di un società di import-export, con sedi a Milano e Roma, controllata da imprenditori prestanome della consorteria mafiosa.
Nella frazione San Martino del comune di Taurianova sono infine attive le cosche ZAPPIA e CIANCI-MAIO-HANOMAN.
Fonte: Direzione Investigativa Antimafia

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