La Dda ha scherzato, Greco non è un mafioso: respinta per la seconda volta la richiesta d'arresto

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La Dda ha scherzato, Greco non è un mafioso: respinta per la seconda volta la richiesta d'arresto

(Nella foto, Orlandino Greco)
Arresto sì o arresto no? A Catanzaro ci hanno impiegato otto mesi e mezzo per prendere una decisione che era attesa dallo scorso 2 febbraio. Così, dopo il gip, anche il tribunale del Riesame respinge la richiesta d’arresto per il consigliere regionale Orlandino  Greco, coinvolto in una vicenda di presunto voto di scambio con la ‘ndrangheta di Cosenza e dintorni, all’epoca in cui Greco era primo cittadino di Castrolibero.
L’indagine che vedeva il capogruppo della lista “Oliverio Presidente” era stata al centro del polverone mediatico sin dall’inizio e vedeva coinvolto anche Aldo Figliuzzi. Perché in realtà pare che coinvolgesse anche altri politici cosentini, ma più potenti di Greco e per questo i loro nomi erano stati coperti da omissis, anche se nei i tribunali i segreti di pulcinella durano poco.
In sostanza, ad avviare le indagini erano state le dichiarazioni di alcuni pentiti, alcuni dei quali poi pentiti di essersi pentiti, secondo cui Greco e Figliuzzi avrebbero pagato alcuni soggetti del clan allora facente capo a Michele Bruni e gli zingari per ottenere il successo elettorale che nel 2003 e nel 2008 li ha visti diventare sindaco e vicesindaco della città di Castrolibero.
Ma l’esposizione dei fatti, evidentemente, ha trovato debole riscontro nella verità processuale poiché alla richiesta di arresto per entrambi, prima si è opposta il gip Assunta Maiore, ora il tribunale del Riesame.
Resta sottinteso che le motivazioni della sentenza non sono state ancora rese note e pertanto non sappiamo se Orlandino Greco sia stato scagionato da ogni accusa o se semplicemente non ci sono prove a sufficienza per l’applicazione della misura cautelare, però per darvi un’idea di cosa possa essere successo, vi postiamo il lungo post pubblico che la direttrice di questo giornale, Francesca Lagatta, postò sulla bacheca facebook il 9 febbraio scorso, quando si pensava che la decisione sarebbe arrivata nel giro di pochi giorni.
“Incontrai Orlandino Greco, in una delle rare occasioni, nella primavera di due anni fa. Io ero in redazione, lui in uno degli uffici della sede di Idm che si trovano nello stesso palazzo.
Rimanemmo a parlare per qualche minuto, di sanità, ovviamente, e della sua lunga carriera politica senza ombre: “Tredici anni nell’amministrazione comunale e mai nemmeno un avviso di garanzia”, mi disse. Per quello Orlandino mi convinceva, perché quel viso angelico e buono non era solo apparenza, sempre disponibile al confronto, mai arrogante, mai una volta calatosi nei panni dell’irraggiungibile politico calabrese.  Non sapevamo che, di lì a poco, gli si sarebbe scatenato l’inferno contro. 

Quando seppi della notizia della sua indagine, mi venne un po’ da ridere. A me, che dal delinquente di quartiere al Papa, nella mia minuscola e insignificante carriera giornalistica, ho attaccato chiunque.
Ma Orlandino mai, perché non è che ti svegli una mattina e scopri che Tizio o Caio si serve dei voti della ‘ndrangheta, quando mangi pane e carte se ci fosse un piccolo dubbio, lo sapresti da tempo.
Però, per coscienza e per diletto, ho voluto approfondire l’argomento e capire se col tempo e per distrazione mi fossi persa qualcosa. 

Ebbene. Nonostante l’impegno, ho solo letto di un pentito, poi pentito di essersi pentito e infine pentitosi di essersi pentito di fare il pentito, che accusava (poi no, poi sì, poi no, poi non si ricordava più) Orlandino Greco di essere sceso a patti con i boss. Ma, attenzione, mai una volta che Orlandino ci sia andato di persona a mediare e a consegnare soldi, avrebbe mandato un suo delegato. Questo dicono le carte. E dicono pure che l’unico pentito che la magistratura ritiene attendibile nei racconti ha fatto mettere a verbale che quando gli si chiede se avesse avuto a che fare con Greco, risponde che ci avevano provato con il clan, ma che Orlandino non ne aveva voluto sapere.  E scopri che molti dei personaggi che lo accusano, inoltre, sono gli stessi di cui Orlandino ha denunciato le malefatte. Quando era sindaco di Castrolibero e quando ancora non poteva immaginare cosa sarebbe poi accaduto. Ciò che dico è tutto documentabile. 
Allora penso, forse c’è stato un errore della magistratura. E’ una cosa spiacevole, ma ci può stare, succede. E invece no, non è stato un errore, a mio avviso, ma una vicenda architettata chissà da chi (…) e chissà perché (…) dove i pentiti che si pentono di pentirsi sono marionette nelle mani di un bravo regista. 
Me ne sono convinta quando ho visto l’accanimento mediatico, quando ho capito che nello stesso filone di indagine Greco e Figliuzzi venivano sputtanati mentre sugli altri c’era e c’è ancora l’omissis. Anche di certa stampa. Due pesi, dieci misure.
Ho pensato a un complotto e oggi questa mia testimonianza è un atto doveroso. Un po’ perché conosco Orlandino, un po’ perché in queste condizioni chiunque domani può diventare Orlandino. Ed essere lasciato solo a consumarsi il cervello per reati mai commessi.
Una sera un collega mi ha preso da un braccio e mi ha detto: “Solo tu ancora non hai capito chi e perché vuole far fuori Greco”.  Già, non ci ero arrivata. Perché a quasi 32 anni suonati credo ancora che certe cose non possano avvenire, o meglio che non possano avvenire più. 
Nient’affatto: siamo la Calabria, quella Calabria, maledetta e controllata dagli apparati deviati di tutto.
Controllo ancora un po’ e il mio collega forse ha ragione.
Su Orlandino Greco non esiste una sola prova di ciò di cui lo si accusa. 

A poche ore dal giudizio, sono così convinta di quello che dico che non ho nessuna remora a metterci la faccia. Io che so come funziona una parte dell’informazione, chi la muove e perché. Conosco la Calabria, i politici che la governano, le prassi e, soprattutto, le carte. 
Ma sono altrettanto convinta che esista una magistratura libera da intoccabili PADRINI E PADRONI di questa terra. E spero vivamente che lo libererà da questo questo incubo restituendogli la dignità di cui qualcuno avrebbe voluto privarlo.
Gli onesti sono un bersaglio in questa terra, ma per fortuna tanti fanno i giudici”.
Col senno di poi questa testimonianza mette i brividi. E ci si chiede se e come potrà mai essere risarcito della gogna mediatica e del fango che qualcuno si è divertito a gettargli addosso. Perché il processo sì continua, ma se quelle rimangono le prove, quelle fornite dal pentito poi pentito di essersi pentito, appare chiaro sin da ora che la vicenda si avvia verso un’assoluzione definitiva.

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