Calabria: Consiglio regionale, Nesci (M5S) denuncia 'scandalo' timbrature strutture speciali

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Calabria: Consiglio regionale, Nesci (M5S) denuncia 'scandalo' timbrature strutture speciali

«Mi congratulo con il Consiglio regionale della Calabria, che ha dimostrato di essere la casta più all’avanguardia del mondo». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, con riferimento alla recente approvazione del Protocollo di gestione della presenza del personale dipendente o di altre pubbliche amministrazioni assegnato alle strutture speciali del Consiglio regionale. «In sostanza – afferma la parlamentare 5stelle – il Consiglio regionale ha certificato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le centinaia di dipendenti delle strutture speciali non hanno finora avuto l’obbligo di timbrare, potendo agire in tutta libertà, magari per la campagna elettorale dei consiglieri regionali danti causa».
 
«Si tratta – incalza la parlamentare – di uno scandalo nazionale a cielo aperto, anche perché sulla presenza in ufficio dei dipendenti in questione pende a Reggio Calabria un’inchiesta su esposto del Movimento 5stelle. Adesso c’è la prova madre, che arriva da una deliberazione inequivocabile, con cui il Consiglio regionale ammette il costume e l’andazzo datati, circa la gestione di quel personale».
«Nel Protocollo approvato – precisa la parlamentare – si introduce l’obbligo di timbratura e il sistema per aggirarlo sino ai prossimi mesi. È un capolavoro d’alta scuola, al solito a spese dei contribuenti. Il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, dica quanti sono i dipendenti in argomento, come sono stati finora controllati e quanto sono costati ai calabresi. Sollecito la Procura di Reggio Calabria a procedere in proposito, perché la politica non ha ritegno, per cui la magistratura è costretta ogni volta a supplire».
 «Sulle misure adottate contro eventuali “furbetti del cartellino” in Consiglio regionale, Giuseppe Neri ha utilizzato una toppa peggiore del buco», replica Nesci alle giustificazioni rese dal segretario questore del Consiglio regionale della Calabria sulla vicenda. La parlamentare 5stelle contesta: «Il segretario questore Neri ha speso fiumi di parole per giustificare l’incomprensibile deliberazione con cui si rinvia al primo luglio del 2018 l’utilizzo esclusivo della timbratura elettronica introdotta». 
«I calabresi – incalza la parlamentare – hanno il diritto di sapere chi sono, quanti sono e quanto costano i dipendenti delle strutture politiche del Consiglio regionale. Hanno il diritto di sapere perché per tali dipendenti non c’è stata finora la rilevazione delle presenze tramite la timbratura elettronica e, soprattutto, perché il Consiglio regionale ha ora consentito la possibilità di attestare le presenze anche su fogli di carta sino al 30 giugno 2018, guarda caso sino a dopo le prossime elezioni politiche».
«Il presidente Nicola Irto – conclude Nesci – deve assumersi la responsabilità politica di fornire risposte dirette, puntuali e precise, perché a nessuno dei dipendenti delle strutture politiche del Consiglio regionale può e deve essere consentito di restare a casa e, con i soldi dei cittadini calabresi, di andarsene in giro per l’imminente campagna elettorale». 

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