Sette arresti nel Catanzarese mediante l’operazione intitolata 'Pietranera'

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Sette arresti nel Catanzarese mediante l’operazione intitolata 'Pietranera'

I sette indagati hanno ricevuto l’accusa di essere stati protagonisti di vari episodi di estorsione, resa grave dai legami con la mafia, verso due imprenditori agricoli aventi un’attività situata nel comune di Badolato
 
Catanzaro questa mattina si è svegliata con una lieta notizia, nell’ambito  della giustizia e della sicurezza altrui. Il personale della polizia di Stato di Catanzaro ha condotto in galera sette esponenti della Cosca Gallelli attraverso l’operazione denominata “Pietranera”. I sette indagati hanno ricevuto l’accusa di essere stati protagonisti di vari episodi di estorsione, resa grave dai legami con la mafia, verso due imprenditori agricoli aventi un’attività situata nel comune di Badolato. I colpevoli appartengono tutti al comprensorio di Soverato e le ordinanze di arresto sono state prodotte dal GIP distrettuale di Catanzaro per mezzo della richiesta inviata dalla Procura della Repubblica. I soggetti coinvolti sono i seguenti: Gallelli Vincenzo, Andrea Santillo detto “Nuzzo”, Santillo Antonio, Gallelli Antonio, La Rocca Francesco, Nisticò Giacomo e Caporale Giuseppe.
Dalle indagini è emerso che tra questi il capo della cosca era il settantaquattrenne Vincenzo Gallelli il quale per più di venti anni ha ordinato il controllo sulle proprietà di una famiglia di Badolato molto conosciuta. Inoltre, sui beni della famiglia citata ha stabilito la tipologia dello sfruttamento dei terreni, obbligando ogni anno i proprietari ad offrire i loro terreni al pascolo verso i loro familiari, nipoti e pronipoti, permettendo, in tal modo, lo sfruttamento a livello commerciale ad opera dei loro legittimi padroni. Il capo della mafia ha indotto i proprietari a prestare ascolto ai suoi ordini, dicendo che l’azienda, essendo presa di mira da danneggiamenti a strutture e mezzi si sarebbero dissolti con la protezione della famiglia Gallelli.
A tal proposito, l’indagine è stata avviata dopo che alcuni trattori erano stati resi inutilizzabili, per mezzo di pneumatici bucati e liquidi nei serbatoi della nafta. L’indagine è stata condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata in particolare, dal Procuratore Aggiunto Dr. Vincenzo Luperto, dal Procuratore aggiunto Dr. Vincenzo Capomolla insieme alla supervisione del Procuratore Capo Dr. Nicola Grattieri i quali hanno confermato che il capo della cosca è stato il responsabile degli atti citati.
L’inchiesta è stata supportata da molte intercettazioni telefoniche e ambientali, sostenute dalle dichiarazioni delle vittime i quali hanno deciso di denunciare i fatti.
di Benedicta Felice
 

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