Alto Tirreno senza controllo: è via vai di 'ndranghetisti, camorristi, latitanti e dissociati

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Alto Tirreno senza controllo: è via vai di 'ndranghetisti, camorristi, latitanti e dissociati

Nella foto, una scorcio dell’alto Tirreno cosentino, che conta una settantina di km di costa
 
Il fatto che non si eseguano sistematicamente degli arresti, non significa affatto che sull’alto Tirreno cosentino la questione spaccio sia andata scemando dopo la discutibile operazione Frontiera del luglio 2016. Anzi, la situazione è nettamente peggiorata. Con l’arresto del boss Franco Muto e di suo figlio, che avrebbe dovuto prendere le redini della cosca, il territorio dell’alto Tirreno cosentino è diventato preda di chicchessia per l’assegnazione delle nuove piazze.
Im principio, come avevamo già raccontato, alcuni crotonesi alunni della scuola di spaccio Grande Aracri si erano riversati sulla costa, coscienti del fatto che i clienti, tra facoltosi imprenditori, giovani, decine di rappresentanti delle istituzioni, qualche testa calda del clero e qualche sgherro cetrarese in cerca di “riscatto”, non sarebbero mai mancati.
Chi conosce la vicenda, sa che l’arresto di Luigi Muto è avvenuto principalmente per salvarlo da morte certa. Il figlio del sanguinario boss, che da tempo ormai soffre di gravi problemi di salute nella cella del 41 bis dove sta scontando la pena, era da mesi in lotta con i “cugini” camorristi trasferitisi qui in pianta stabile, dove hanno comprato le case svendute dai residenti per quatto soldi già 30 anni fa, per seguire meglio e da vicino gli affari milionari del traffico di stupefacenti. Da Tortora a Cetraro i camorristi presenti sul territorio pullulano.
Ma gli ‘ndranghetisti sono testa dura e di mollare la presa non se ne parla proprio. Dopo il dilagante fenomeno del pentitismo a Cosenza, gli appartenenti al clan Rango-zingari e i sopravvissuti della dinastia Bruni, che talvolta sono le stesse persone, sono venuti fin quassù a far capire chi comanda. Uno di questi, cosentino doc, 31 anni, pluripregiudicato, coinvolto nelle maggiori operazioni di ‘ndrangheta degli ultimi 10 anni, ha passato l’inverno facendo la spola tra la capitale bruzia e Praia a Mare, che dopo la crisi ‘ndranghetista della città di Cetraro, orfana del suo capomafia, sembra essere diventata la nuova frontiera dello spaccio, la centrale operativa di un sistema marcio fino all’osso, che sta mandando in rovina decine e decine di famiglie e migliaia (ripetiamo, migliaia) di giovani del territorio. Qui la delinquenza vince facile: zero posti di lavoro, nessuno svago, nessuna opportunità, niente futuro, e mentre la maggior parte dei nostri politici si divide impunemente i soldi degli appalti e quelli destinati allo sviluppo, i giovani diventano facili prede di una speranza effimera e illusoria di poter dare una svolta alla propria vita mandando giù, o spacciandola, qualche grammo di cocaina e di eroina.
Nella giornata di ieri il 31 enne Luigi Di Mario, che non è il capo politico dei 5 stelle ma un suo omonimo originario di Gragnano (Na), è stato tratto in arresto dopo che i militari hanno trovato complessivamente 50 kg di marijuana in alcuni posti a lui riconducibili. Come racconta il sito Mio Comune, «Di Maio era già stato arrestato dai carabinieri di Castellammare, che lo avevano portato al carcere di Fuorni, ma nonostante il parere negativo del Pm Gianpaolo Nuzzo del Tribunale di Nocera inferiore, gli erano stati concessi i domiciliari a San Nicola Arcella, in attesa del processo, che si terrà il 21 settembre».

Anche Di Maio, dunque, è tra quegli spacciatori che hanno scelto di comprare una casa qui, in un posto tanto bello quanto deturpato e violentato dall’abbandono istituzionale e dalla malagiustizia. San Nicola Arcella è lo stesso posto dove i carabinieri nel 2013 arrestarono il latitante Nicola Panaro, boss del clan dei Casalesi, raggiunto dal mandato di arresto tre anni prima ma che riusciva con regolarità ad incontrare amici e parenti nella villa con piscina comprata a San Nicola Arcella. Da lì chiaramente, controllava anche i suoi affari.
Ma nel lembo di terra cosentina bagnato dal Mar Tirreno, alloggiano proprio tutti e pertanto non mancano nemmeno i dissociati. Questa categoria non fa parte dei pentiti, ovvero di coloro che per sconto di pena vuotano il sacco accusando gli altri, i dissociati spesso si autoaccusano di delitti e reati sobbarcandosi ogni responsabilità ma al contempo si dissociano, cioè si staccano, tagliano i ponti con la camorra, venendo meno a un patto da cui solitamente si esce solo con la morte.
Nell’incantevole Praia a Mare, patria storica delle più potenti famiglie di camorra, ce n’è uno di dissociato che è più pericoloso di tutti, non solo perché accusato di aver compiuto vari omicidi, ma perché i suoi racconti hanno portato all’arresto di decine di camorristi, finendo nel mirino dei boss dei “piani alti”. Costui è una sorta di morto che cammina, per intenderci, e potrebbe essere colpito ovunque, al mare, in un lido, in strada, in un ristorante, ovunque.
Se lo Stato non farà i dovuti controlli e farà finta di chiudere un occhio, come avvenuto finora, lasciando le forze dell’ordine in poche decine a fronteggiare un fenomeno ormai devastante, la prossima estate per l’alto Tirreno potrebbe essere la peggiore di sempre. Tenuto anche conto del fatto che al giorno d’oggi i guappi di cartone non camminano mai senza coltelli e pistole in tasca, come ci ha raccontato la cronaca degli ultimi anni.