Maestra sospesa a Tortora, ecco perché la nostra redazione non ne ha parlato

0
Maestra sospesa a Tortora, ecco perché la nostra redazione non ne ha parlato

È la mattina del 6 aprile scorso, ai nostri indirizzi di posta arriva una mail con la quale ci informano della sospensione di una maestra delle elementari per presunti abusi perpetrati ai danni dei bambini. Di lì a poco, com’è dovere di un giornalista, la notizia viene riportata su tutti i portali di informazione. Noi de La Lince però no, non lo scriviamo, quando si tratta di cronaca siamo gli eterni secondi per antonomasia e ce ne vantiamo: ci interessa poco il numero di click o essere letti per primi, noi non siamo in competizione con nessuno se non con noi stessi e l’informazione non è una gara, a noi interessa che quando pubblichiamo un articolo contenga la verità, o almeno, a qualcosa che le somigli molto, e non prima di aver compiuto tutti i necessari controlli e aver consultato le fonti ufficiali. Se la notizia non ci convince preferiamo “bucarla”, non darla.
 
E la notizia della maestra accusata di violenze sui bambini non ci convinceva affatto. Perché ultimamente la parola violenza è come la ‘nduja, sta bene su tutto, ma è quasi una moda, non se ne capisce appieno il significato e di certo i confini tra il lecito e l’illecito diventano impercettibili. È violenza anche un corteggiamento serrato oggi, una mano che per sbaglio cade laddove non batte il sole, è violenza un complimento audace, un rimprovero, persino quello dei genitori, è violenza la gelosa per il proprio partner. Tutto è violenza oggi, perché il mondo segue le mode e la moda di oggi è quella di parlare di violenza anche se con il termine si intende semplicemente un atto contrario alla nostra volontà. Qualunque.  Anche se Cannavacciuolo cucina in tv le lasagne e noi invece vorremmo gnocchi alla sorrentina. Anche quella, oggi, è considerata violenza. Per cui quando si accusa qualcuno è bene andarci con i piedi di piombo, specie ai giorni nostri, e così noi abbiamo fatto.
Raccogliamo più informazioni possibili e già da una prima ricostruzione ci accorgiamo che nel caos mediatico che ha già mandato al macello la povera malcapitata (premettiamo: non conosciamo neppure il nome), c’è qualcosa di rilevante che non viene messo in evidenza: la violenza non è fisica, non ci sono schiaffi, spintoni, strattonate, bacchettate o qualunque altro genere di contatto fisico. Il provvedimento di sospensione momentanea, e non di licenziamento come riportato da alcuni media, è stato emesso a seguito di presunte violenze psicologiche e minacce. Non che le violenze psicologiche e le minacce nei confronti dei bambini siano meno pericolose o addirittura giustificabili, ma per poter avere un quadro chiaro della situazione, bisognerebbe guardare quanto meno le “inequivocabili” immagini che incastrerebbero la docente. Noi non le abbiamo e a quanto pare nessuno dei colleghi ai quali lo abbiamo chiesto. Insomma, a parte gli inquirenti, nessuno le ha viste.
Mano a mano che le ore scorrono e il tribunale di facebook ha già emesso la sentenza inappellabile, scopriamo che la donna, al momento soltanto indagata nella vicenda, svolge la sua attività da 40 anni e che la sua carriera è priva di ombre. Ci scrivono anche dei suoi alunni, diventati oggi madri e padri di famiglia, che ci dicono sia sempre stata severa, ma mai violenta, neppure nei modi. Le testimonianze, seppur offerte da persone differenti, sembrano combaciare.
Quando è verso sera, la donna è spacciata. La libera piazza dei social ha già creato un mostro e c’è pure chi ha già in mente la giusta punizione: si va dalla tortura all’omicidio. È un attimo da dietro uno schermo di un computer.
Invece noi de La Lince, che giudici non siamo, crediamo che la giustizia, se di giustizia si può parlare a queste latitudini, debba fare il corso, avvalendosi delle prove e non delle chiacchiere da bar.
E se poi l’esito del processo dovesse scagionare la donna? Chi restituirebbe i giorni della vergogna a quella donna, che pare abbia dedicato tutta la sua vita all’insegnamento? Si è trattato di vera violenza o di una donna ormai stanca e sfruttata dall’odierno “sistema scuola” che ha riversato (ingiustamente) le sue frustrazioni sui bambini, come accade quotidianamente in ogni benedetto istituto scolastico del pianeta? E perché in quell’aula c’erano le telecamere e in quelle classi di cui noi abbiamo cercato di denunciare presunti maltrattamenti in quest’articolo del giugno 2017 (clicca qui per leggere Alto Tirreno cosentino | Scuola, abusi dei mezzi di correzione anche sui nostri bambini) non è successo nulla?
Ecco, il motivo per il quale non ci siamo uniti al coro del giustizialismo mediatico senza appello è che il nostro lavoro è e rimane informare, non è mettere la gente alla gogna preventivamente, colpevolizzandola per reati che devono essere ancora accertati e per di più presumibilmente commessi da una persona incensurata e senza scheletri nell’armadio. Se poi il tribunale, quello vero, accerterà le accuse, che non hanno necessitato di nessun arresto preventivo e che per il momento verranno ‘espiate’ con solo sei mesi di sospensione dall’insegnamento, allora sì che scriveremo la notizia a caratteri cubitali diffondendola in ogni dove. I bambini sono sacri e tutelarli è nostro inalienabile dovere.
Fino ad allora rispetteremo il dolore di una donna, anche se non la conosciamo, concedendoci il beneficio del dubbio e ricordando a voi tutti che al giorni d’oggi chiunque può diventare una vittima. In una manciata di secondi. Sul perché, poi, dovremmo scrivere un articolo a parte.
Ci rimane solo un’enigmatica domanda alla quale non sappiamo darci risposta. Perché se ad essere accusato è un ‘nessuno’ qualunque siamo già pronti con mazze, pietre, bastoni, mitra e pistole e quando invece sono accusati reiteratamente questi miserabili di politici che ci ritroviamo siamo pronti a difenderli a spada tratta e a gridare subito al complotto?
Francesca Lagatta, 
direttrice de La Lince