Silverio Miraglia: «Ma se do una mazzetta mi chiamerà a visita la commissione per l’invalidità?»

Silverio Miraglia (nella foto) è il leader dell'associaizone "Anche io voglio viaggiare"

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Silverio Miraglia: «Ma se do una mazzetta mi chiamerà a visita la commissione per l'invalidità?»

Una battuta forte e pungente, al punto da scatenare l’indignazione generale per le troppe, tante verità celate dietro una manciata di parole apparentemente irriverenti. A parlare, affidando ancora una volta la sua rabbia ai social, è Silverio Miraglia, lo studente di Santa Maria del Cedro divenuto noto per aver ideato “Anche il voglio viaggiare“, l’associazione che tra suoi tanti intenti annovera l’abbattimento delle barriere architettoniche. Diciotto anni, orfano di padre da quando ne aveva appena sette, costretto sulla carrozzina si da bambino a causa di una patologia che gli ha indebolito le ossa, Silverio non si è mai arreso all’idea di una avere una vita normale, laddove per normale si intende né più né meno una esistenza al pari di tutti i suoi coetanei, anche quando il destino beffardo ha continuato a infierire accanendosi contro di lui.

 

In questi anni la grande forza di “Silv”, come lo chiamano i suoi amici più intimi, ha insegnato a tutti che il termine disabilità è fuorviante e fuori luogo, che la carrozzina non rappresenta una limitazione, mentre ignoranza e pregiudizi invece sì. Ma se a questi aggiungiamo la malasanità e la burocrazia calabrese, allora sì che il termine “disabile” torna utile per descrivere le condizioni di chi vive in carrozzina. Altroché.

«Magari se do una mazzetta di 3000 euro mi chiamerà a visita la commissione per l’invalidità? Domanda fatta ad ottobre, 18 anni compiuti a novembre e ancora il nulla», scrive sulla sua bacheca facebook.

Una frase apparentemente irriverente, dicevamo, certamente provocatoria, perché quando si tratta di sanità cosentina anche il troppo, in termini di dubbi e sospetti, è sempre troppo. Il riferimento di Silverio, una “mazzetta di 3000 euro“, altro non è che un preciso riferimento a un fatto di cronaca accaduto meno di 11 mesi, allorquando due funzionari della commissione invalidità di Diamante, operanti nella locale sede Asp, furono tratti in arresto dai carabinieri perché sorpresi, così almeno recitano le accuse, a intascare mazzette per rilasciare pareri favorevoli a coloro i quali chiedevano la pensione di invalidità. Un diritto pagato a caro prezzo, troppo spesso non riconosciuto a chi ne ha realmente bisogno e qualche volta assegnato perché chi lo richiede solo perché ha la disponibilità economica.

Ora, siamo certi che qualunque sia la commissione validità che vaglia la posizione di Silverio, che dalla sua patologia purtroppo non potrà guarire, non abbia più tra i suoi dipendenti corrotti e corruttibili, ma accelerare i tempi delle visite per garantire un barlume di dignità a chi nella vita ha già perso tutto o quasi, non farebbe male nessuno. E se gli enti pubblici cominciassero a trattare i cittadini tutto allo stesso modo, senza fare distinzioni tra quelli di “serie A”, “parenti di” e quelli di “serie B”, sarebbe davvero cosa buona e giusti. Per tutti.

Silverio, siamo tutti con te. 

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