Corruzioni e illeciti sulla costa tirrenica: perché solo Amantea?

Nella foto, un'immagine del Comune di Amantea

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Corruzioni e illeciti sulla costa tirrenica: perché solo Amantea?

In attesa di sentire suonare la campanella della ricreazione per i corrotti dell’amministrazione pubblica calabrese, come va promettendo il procuratore antimafia Nicola Gratteri da oltre due anni, un primo segno di vita l’hanno dato i magistrati della procura della Repubblica di Paola con a capo il procuratore Pierpaolo Bruni che, a sorpresa, molto a sorpresa, nei giorni dietro hanno tratto in arresto sei tra funzionari e dipendenti del Comune di Amantea, nonché l’assessore all’istruzione Emma Pati, perché secondo il quadro accusatorio costoro avrebbero truccato degli appalti pubblici del medesimo Comune.

 

Una notizia che fa godere a metà, nel senso della giustizia. Il primo motivo è che ultimamente, da Plinius a Frontiera, la cronaca ci insegna che le “grandi” operazioni sono in realtà operazioni di facciata, dove si mettono i grandi nomi solo per alimentare sensazionalismo becero, perché in realtà mano a mano che si affrontato tribunali del Riesame e i gradi della giustizia, le accuse si sgretolano e i protagonisti da carnefici diventano vittime, due volte: della malagiustizia e della rete affamata di notizie che sfamino le menti contorte.

Il secondo è motivo è, volendo, ancora più amaro del primo e induce a una riflessione piena di domande alle quali non si troverà, mai forse, una risposta esaustiva: perché la magistratura si occupa solo di Amantea e non dei Comuni di tutti gli altri paesi della costa tirrenica cosentina dove la parola legalità è una bestemmia e gli uffici pubblici sono un poltronificio di parenti e affini?

Come mai, carte alla mano e denunce nei cassetti, la magistratura nota solo gli appalti di Amantea e non quelli dove la stampa, come una veggente consumata, predice vincitori e vincitrici di concorsi, bandi e gare d’appalto?

Come mai i Comuni che assegnano appalti ad arcinoti prestanome della ‘ndrangheta vengono addirittura premiati?

Come mai la procura di Paola, sulle cui scrivanie ha tutto l’occorrente per capire dove e come indagare, si accorge solo delle gare d’appalto truccate e non dei concorsi dei vigili, assunzioni di vigili, assunzioni estive, borse di lavoro, affidamenti diretti, concorsi già predestinati a pochi eletti che chissà per quale misteriosa ragione quasi sempre sono “parenti di” e amici di mafiosi?

Come se le spiega la procura di Paola le gestioni famigliari di cooperative, di amministratori che finanziano le mogli con soldi pubblici, di figli che multano per le aziende del padre, di figli assunti con disinvoltura e nonchalance, di intere famiglie sistemate, di intere fazioni politiche, appartenenti agli stessi circoli cittadini, messi a lavorare alla prima occasione utile, con i soldi di tutti, e quasi sempre senza avere le adeguate competenze?

Come si può stare tranquilli e credere ancora nella giustizia sapendo che c’è una procura fa la forte con i deboli e la deboli con i soliti intoccabili di questo territorio? Questa voi la chiamate giustizia?

 

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