L’alto Tirreno, i pezzi deviati dello Stato e quegli amministratori per cui non suonerà mai la campanella

Alcuni negli anni avrebbero ripulito le stanza dalle cimici per bloccare le indagini

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L'alto Tirreno, i pezzi deviati dello Stato e quegli amministratori per cui non suonerà mai la campanella

Se lo sono in tanti, forse tutti. Ma perché questo o quell’altro amministratore che usa la casa comunale come fosse casa, alla luce del sole, senza pudore né ritegno, che ha trasformato il Comune in poltronificio e affidato appalti ad amici e prestanome della mafia, sperperato denaro pubblico e infranto la legge per ogni minima cosa, non è stato mai arrestato né mai posto sotto indagine dalla Procura?

 

Per spiegarlo dobbiamo fare una doverosa premessa. I tempi sono cambiati, la campanella per i lestofanti della pubblica amministrazione cosentina o presunti tali, come aveva promesso Gratteri, sta suonando da giorni, da mesi, oramai ininterrottamente. Indagini e provvedimenti sono partiti da lontano, prima Mandatoriccio, poi Amantea, una settimana fa Aieta, oggi Cariati. Ma è solo l’inizio. Gli occhi degli inquirenti in questo momento sono in ogni angolo dei palazzi a scrutare ed ascoltare tutto ciò che avviene al loro interno per rendersi conto che in alcuni municipi esiste una vera e propria organizzazione criminale. Non ci sono altre parole per definirla. Storie e intrecci di corruzione, assunzioni, amori, corna, affidamenti, dispetti, pegni elettorali, sistemazione dell’elettorato, ripicche, minacce, insulti e cose cosi, che agli inquirenti sembrerà di stare sul set di Beautiful. 

La procura, dunque, c’è, oggi come mai prima. Ma purtroppo per lei, e per i cittadini, ci sono anche i pezzi deviato della Stato a fare da guardiani e controllori nel paese dei balocchi. Le pecore in mano al lupo, verrebbe da dire. E ne basta uno, uno solo di questi soggetti per deviare anche il corso delle cose. In questo caso ne abbiamo parecchi, che di storie ne hanno storpiate troppe, tra cui ci sarebbero i due che proprio quando i procuratori finalmente erano lì lì per ordinare l’arresto di un corrotto più corrotto di altri, ad esempio, avrebbero ripulito la sua stanza dalle cimici. Nessuno tocchi Caino. Quante altre volte hanno salvato il delinquente e soprattutto quanti altri delinquenti hanno sottratto alle mani della giustizia loro che invece avrebbero dovuto consegnarli?

Ma questa storia è vera? Ne abbiamo le prove? O è solo fantascienza tanto per riempire una pagina di giornale? Allora facciamo così. Si vada a guardare la storia personale lavorativa degli uomini di Stato presenti sul territorio e rintracciare i collusi sarà roba da ragazzi, perché chi è corrotto prima o poi si sporca e se è sporco ha macchie ovunque, pure sulla condotta. Poi magari si facciano pure due conti e ci si chieda come sia possibile che più sono sporchi e più scalano livelli. Infine si contino pure i reati impuniti degli amministratori compiuti alla luce del sole e le indagini lasciate a metà sempre dagli stessi nomi e sempre sugli stessi soggetti. Poi si tirano le somme. A questo punto l’enigma dovrebbe essere risolto.

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