L’ombra dei Casamonica nella Riviera dei Cedri, sgombero di beni confiscati a presunto affiliato

Nella foto, l'immagine simbolo dell'arroganza dei Casamonica durante i funerali-scandalo del 2015m in occasione della morte del capo clan Vittorio, quando la funzione funebre fu contornata da carrozze e cavalli, lancio di petali di rose e musiche de "Il Padrino". Fonte foto: La Stampa

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L'ombra dei Casamonica nella Riviera dei Cedri, sgombero di beni confiscati a presunto affiliato

Dopo l’operazione di due giorni fa, denominata Gramigna, in cui sono stati arrestati 37 esponenti della cosa ostense dei Casamonica, e che ha coinvolto anche due calabresi (clicca qui per leggere la notizia) nella giornata di ieri decine di uomini della forze dell’ordine sono stati impegnati nello sgombero di due stabili confiscati a San Nicola Arcella, occupati abusivamente dai famigliari di un imprenditore considerato dagli inquirenti vicino ai Casamonica e in odor di ‘ndrangheta. Si tratta dell’imprenditore calabrese Pasquale Capano, da anni residente a Roma, a cui nell’ottobre del 2015 i militari delle Fiamme Gialle avevano sequestrato definitivamente un villaggio turistico a San Nicola Arcella. Il sequestro fa riferimento all’operazione “Hummer 2“, che portò a una confisca complessiva di 40 milioni di euro di beni. A Capano, tra le altre cose, vennero confiscati anche un centro sportivo con palestra e ristorante a Trigoria, una villa di lusso a Casal Palocco, due Ferrari, due Hummer e appartamenti a Mentana, Torrino, Vigna Murata e Castel Porziano.

 

Dal quadro accusatorio degli investigatori, l’uomo non solo sarebbe stato in affari con i Casamonica, con Luciano in particolare, ma anche con alcuni esponenti della Banda della Magliana e, sempre secondo le ricostruzioni della magistratura, avrebbe fatto anche da tramite negli affari tra i Casamonica e il clan Muto di Cetraro, il cui capo cosca e l’ereditiere, padre e figlio, Franco e Luigi Muto, si trovano ora rinchiusi al 41 bis dopo l’arresto avvenuto il 19 luglio 2016 nell’ambito dell’operazione Frontiera.

Più che un’ombra, quella dei Casamonica sul Tirreno cosentino, sembra una presenza affaristica continua e costante. Ad anticipare i rapporti tra la cosca cetrarese e i mafiosi di Ostia, ci aveva già pensato una inchiesta dell’Espresso di qualche anno fa, che in un passaggio, breve ma eloquente, aveva scritto a proposito dei Casamonica: «Sono buoni anche i rapporti con le cosche del cosentino, dove la famiglia romana voleva investire in società con l’imprenditore Pasquale Capano, mafio-massone legato al clan Muto, e arrestato a gennaio 2014».

Ma i Muto di Cetraro non sarebbero gli unici amici calabresi del clan romano. Sempre com’è scritto nell’inchiesta de L’Espresso, testualmente: I Casamonica hanno legami con il gotha della ’ndrangheta, dal clan Pelle-Nirta di San Luca ai Piromalli-Alvaro. Un filmato mostra il patriarca Vittorio mentre si abbandona alla sua passione canora nel Café de Paris di via Veneto, sotto lo sguardo attonito dei clienti che non riconoscono il crooner. Sono i giorni precedenti il sequestro del locale per un presunto controllo da parte del clan Alvaro smentito dalla corte d’appello di Reggio Calabria nel maggio 2015».

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