Relazione semestrale Dia, il rapporto sulla criminalità organizzata in provincia di Matera

Il nuovo rapporto è stato reso noto tre giorni fa

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Relazione semestrale Dia, il rapporto sulla criminalità organizzata in provincia di Matera

[Il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia di seguito si riferisce alla relazione semestrale di luglio – dicembre 2017]. L’analisi delle dinamiche evolutive della criminalità lucana conferma cointeressenze nella Regione tra gruppi, organizzati e non, di diversa origine geografica, anche straniera, la cui operatività si integra con quella delle consorterie locali, che tollerano che sul territorio vengano effettuati traffici di droga e di beni di provenienza illecita, in transito anche per altre regioni. Per la peculiare collocazione geografica, la regione continua, infatti, a risentire dell’influenza di criminali di diversa estrazione: pugliesi (responsabili, tra l’altro, sul territorio lucano di reati di natura predatoria599), campani, ma soprattutto calabresi, con quest’ultimi diventati, assieme agli albanesi, punti di riferimento per l’approvvigionamento degli stupefacenti.

 

Particolare attenzione è stata rivolta dagli apparati investigativi lucani al contrasto di condotte criminali che impattano sul settore agroalimentare ed al c.d. “lavoro nero”. Al riguardo vale la pena di richiamare l’indagine “Red Zone”, conclusa, nel mese di dicembre, dalla Polizia di Stato con l’arresto di tre cittadini pakistani e tre lucani residenti a Nova Siri (MT). L’inchiesta ha accertato che i destinatari della misura cautelare appartenevano a due distinte associazioni a delinquere che, nel triennio 2012/2014, avevano favorito l’immigrazione clandestina di centinaia di cittadini pakistani, impiegati nel settore agricolo, previa stipula di falsi contratti di lavoro, perfezionati grazie alla collaborazione degli imprenditori lucani denunciati.

Nel semestre in esame, attività info-investigative hanno riguardato anche reati in danno dell’ambiente, “che costituiscono, purtroppo, il prezzo che la Regione paga alla promessa di ricchezza proveniente dalle risorse naturali del territorio, ad oggi non adeguatamente mantenuta a causa dell’ingordigia degli imprenditori del settore e dell’inefficienza dei controlli degli organi amministrativi a ciò preposti…”. Sebbene in diminuzione, continuano a registrarsi in entrambe le province lucane i c.d. “reati spia”, quali incendi e danneggiamenti, verosimilmente diretti ad intimorire gli imprenditori locali, specie del comparto agricolo, ancora vittime di fenomeni estorsivi.

 

— Provincia di Matera

In provincia di Matera continua la calcolata ed opportunistica convivenza tra gli storici clan SCARCIA e MITIDIERI-LOPATRIELLO ed i gruppi SCHETTINO-PUCE-LO FRANCO e RUSSO-VENA. Gli interessi turistici ed economici legati alla città di Matera, nominata tra l’altro “Capitale Europea della cultura per l’anno 2019”, con il presumibile, conseguente incremento delle opportunità di crescita dei mercati, leciti ed illeciti, potrebbero accrescere l’interesse dei gruppi criminali delle aree limitrofe.

Come accennato nell’analisi generale delle dinamiche regionali, le consorterie lucane risultano perlopiù attive nel settore degli stupefacenti, anche grazie ai consolidati rapporti con la criminalità calabrese, pugliese e campana, oltre che con quella di nazionalità albanese, per il tramite di connazionali stanziati sul territorio. Le menzionate cosche, pur dotate di autonomia gestionale delle attività illecite, avrebbero convenuto non solo la suddivisione delle piazze di spaccio, ma anche, all’occorrenza, il mutuo scambio e  approvvigionamento di stupefacenti sui rispettivi territori di competenza.

Significativa, in proposito, l’attività conclusa il 7 ottobre 2017, ad Altamura (BA), dall’Arma dei carabinieri, che ha disarticolato un gruppo criminale lucano dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso delle investigazioni è stato accertato come il figlio del boss del clan SCARCIA, con la complicità di terzi, si sia reso protagonista di un fiorente traffico di droga, approvvigionandosi da un pregiudicato altamurano di marijuana, hashish ed eroina, che poi trasportava e spacciava in Policoro (MT).

Resta stabile il fenomeno delle estorsioni in danno dell’imprenditoria, agricola e turistica (settori trainanti dell’economia lucana), passando attraverso lo sfruttamento della mano d’opera clandestina, la commissione di reati di natura ambientale quali, fra tutti, lo smaltimento di rifiuti tossico-radioattivi in violazione delle normative di riferimento.

Appare degno di interesse, in ultimo, l’arresto, in esecuzione di un ordine di carcerazione, eseguito dai Carabinieri a Nova Siri (MT) il 18 ottobre 2017, di un imprenditore calabrese, appartenente alla ‘ndrina PARRELLO, operante a Palmi (RC), condannato dalla Corte d’Assise di Palmi per associazione di tipo mafioso (fatti dell’anno 2003), per aver preso parte alle attività estorsive finalizzate ad ottenere il subappalto dei lavori di ammodernamento del V macrolotto dell’autostrada A3, nel tratto compreso tra gli svincoli di Gioia Tauro e Scilla.

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