Si aggravano le condizioni di Franco Muto, ma una superperizia attesta la compatibilità con il 41bis

Il boss cosentino da due anni si trova rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Opera a Milano

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Si aggravano le condizioni di Franco Muto, ma una superperizia attesta la compatibilità con il 41bis

Il boss cetrarese Franco Muto ultimamente non gode di ottima salute e potrebbe usufruire di una pena più leggera. Le voci erano circolate da tempo dal carcere di massima sicurezza dove si trova rinchiuso dal 19 luglio del 2016 a seguito della maxi retata che con l’operazione Frontiera ha portato all’arresto di 58 persone, tra cui il figlio Luigi. Nato il 13 maggio del 1940 a Cosenza, il capobastone del clan Muto ha da poco compiuto 78 anni.

 

Secondo le notizie circolate in queste ore, colui che viene indicato dalla magistratura come uno tra i più efferati capi di ‘ndrangheta, sarebbe affetto da una grave forma di cardiopatia, tanto che i suoli legali Luigi Gullo e Nicola Guerrera nelle settimane precedenti avevano fatto richiesta per tirarlo fuori dalla cella del 41 bis del carcere milanese di Opera e sottrarlo al regime del carcere duro. Tra i problemi di salute che hanno spinto gli avvocati a scrivere ai giudici ci sarebbe anche un intervento di ernioplastica.

Ma il professor Cassadonte dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, ha frenato gli entusiasmi depositando una superperizia che, a seguito di una lunga e accurata visita, ammette un quadro clinico complesso del paziente, ma che per il momento con striderebbe con il regime carcerario al quale è sottoposto. Lo rende noto il quotidiano La Gazzetta del sud in un articolo di qualche a firma di Mirella Molinaro.

A questo punto sarà il tribunale di Paola, dov’è imputato per l’inchiesta Frontiera, a decidere se il capo del clan egemone nella zona del Tirreno cosentino possa rimanere al 41 bis oppure mettere fine alla sua reclusione ad Opera e usufruire di un regime detentivo meno afflittivo.

Ad ogni modo, come riporta ancora il sito de La Gazzetta del Sud, il professor Cassadonte ha raccomandato che il paziente prosegua le cure cardiologiche generali, rinviando al momento l’intervento programmabile di ernioplastica. Il luminare ha inoltre specificato comunque che le disposizioni circa l’operazione chirurgica andranno rispettate fatto salvo imprevedibili complicanze cliniche o eventuali variazioni del programma terapeutico.

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