Boss vuole portare la statua della Madonna, carabinieri bloccano processione

I militari hanno assistito alla scena e sono intervenuti, avviate le indagini

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Boss vuole portare la statua della Madonna, carabinieri bloccano processione

I carabinieri sono intervenuti a Zungri, nel Vibonese, per interrompere la processione della “Madonna della Neve” dopo che un presunto boss della ‘ndrangheta, Giuseppe Accorinti, di 59 anni, aveva preteso di essere incluso tra i portatori dell’effige. Alla richiesta si è opposto, però, il Comitato promotore dei festeggiamenti e ne è scaturita una discussione. A tutta la scena hanno assistito i carabinieri che erano in servizio d’ordine sul posto e che hanno immediatamente bloccato la processione. Lo riferisce l’agenzia di stampa Ansa.

 

Non è la prima volta che in Calabria, dove ‘ndrangheta e religione sono ancora un binomio indissolubile, il culto delle processioni venga accostato ai nomi di boss o presunti tali. Negli ultimi anni il caso più eclatante è certamente quello dell’inchino al boss Peppe Mazzagatti di Oppido Mamertina, nel Reggino. L’episodio, risalente al luglio del 2014, è accaduto una manciata di giorni più tardi dalla storica visita del Papa a Sibari, durante la quale innanzi a circa 200mila persone pronunciò parole con cui mafia e mafiosi venivano disconosciuti e allontanati dalla Chiesa: «La mafia è il male, i mafiosi devono essere scomunicati».

La penna di Michele Albanese, in quella occasione rivelò che durante la tradizionale processione della Madonna delle Grazie, la statua della Vergine, accompagnata dai preti e da buona parte del consiglio comunale, aveva fatto una sosta di pochi secondi, il cosiddetto inchino, davanti all’abitazione di Giuseppe Mazzagatti, allora 82enne, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, ma in regime di arresti domiciliari per motivi di salute. Nonostante il maresciallo dell’Arma, per evitare spiacevoli episodi, avesse vietato agli organizzatori qualsiasi tipo di onorificenza ancor prima dell’inizio della processione. 

Pochi metri più in là, l’impavido Andrea Marino, maresciallo dei Carabinieri, e due dei suoi uomini, dopo aver espresso a chiare lettere il proprio disappunto, avevano abbandonato la cerimonia. In solitudine, perché nessuno aveva avuto il coraggio di seguirli, comprese le altre autorità presenti che, imperterrite, avevano continuato a far finta di nulla e a recitare il Rosario alzando gli occhi al cielo e pronunciando ripetutamente il nome di Dio.

Marino e suoi, per nulla intimoriti, dopo aver registrato la scena, l’avevano inviata al comandando provinciale dei Carabinieri, alla Procura circondariale di Palmi e alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, unitamente ad un’informativa nella quale promettevano l’individuazione dei responsabili che avevano ordinato la sosta davanti l’abitazione di Mazzagatti. Sotto accusa erano finiti anche gli esecutori.

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