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Angelo Calvano e Mariano Di Lascio, due scomparse legate al clan Muto?

Angelo Calvano e Mariano Di Lascio, due scomparse legate al clan Muto?

Entrambi (nella foto) sono spariti in circostanze misteriose senza fare più ritorno e per entrambi le indagini e le testimonianze rimanderebbero alle attività criminali della cosca del boss cetrarese, ora detenuto al 41 bis, Franco Muto

 

Angelino Calvano, 57 anni, e Mariano Di Lascio, 42, non si conoscono ed è molto probabile che non si siano mai neppure incontrati. Il primo è un pensionato di Santa Maria Del Cedro (Cs) con lievi problemi psichici sparito dalla sua abitazione alla fine dell’agosto 2016, il secondo è un 42enne di Lauria (Pz) solo un po’ ansioso di cui non si hanno più notizie dallo scorso 21 novembre. Il primo ha vissuto una vita semplice e senza pretese, anche a causa delle precarie condizioni sociali ed economiche, il secondo ha alternato periodi di lavoro a lunghi periodi di inattività, e a tratti turbolenti, ma con la sicurezza di una famiglia ben salda alle spalle. Il primo passava il tempo ad impartire ordini agli operai del Comune, convinto com’era di essere lui il primo cittadino di Santa Maria del Cedro, viveva in una casa popolare con i fratelli, che erano nelle sue stesse condizioni, e non aveva amici; il secondo di amici ne aveva fin troppi, di ogni specie, e ha vissuto prima nella grande casa dei genitori, poi da solo in un appartamento che gli avevano messo a disposizione poco lontano. Insomma il cielo e la terra, il giorno e la notte, il diavolo e l’acqua santa, Angelo e Mariano, che fino qualche giorno fa sembrava non potessero avere niente in comune.

Ma la vita è imprevedibile e da un giorno all’altro i due sembrano essere legati dallo stesso destino, perché finiti forse in una morsa di violenza e malvagità perpetrata dagli uomini del clan che da ormai 30 anni comanda in lungo e in largo la costa tirrenica.

Per il primo, Angiolino Calvano, l’ipotesi era stata formulata dal noto programma Rai “Chi l’ha Visto?”, i cui inviati nel giugno scorso avevano ricostruito la vicenda accostandola alla cosca cetrarese. Queste le motivazioni: i cani molecolari avrebbero annusato il suo odore fino all’aviosuperficie di Scalea, fino al punto preciso dove i militari della Guardia di Finanza, qualche tempo dopo, avrebbero sequestrato una piantagione di canapa indiana coltivata da un uomo di Cetraro. L’aviosuperficie, oltretutto è stata più volte al centro di una bufera giudiziaria per l’arresto di alcuni amministratori, anche questi presumibilmente collusi con i Muto di Cetraro. Praticamente il cronista dice che Angiolino, affetto da ritardo psichico e imbottito di psicofarmaci, una volta lì avrebbe visto qualcosa di sospetto e sarebbe stato ucciso o nascosto dal clan perché ritenuto uno scomodo testimone.

All’inizio la nostra testata giornalistica in un articolo aveva ritenuto il racconto un po’ fazioso e certamente più utile alle esigenze dello share da prima serata televisiva, ma con il passare del tempo, la netta sparizione dell’uomo mai più ritrovato né vivo né morto nonostante le ricerche e alcuni altri elementi emersi negli ultimi mesi, ci hanno convinto che forse le ipotesi avanzate abbiano una qualche fondatezza.

 

Angelo Calvano

 

Molto più concreta è invece la teoria che si riferisce alla vicenda dell’altro uomo scomparso. Mariano Di Lascio non è affatto un delinquente, ma è cresciuto in strada, conosce il mondo e ha avuto molto tempo libero, a causa della disoccupazione prolungata, che passava spesso nei bar della zona. Di conseguenza veniva a contatto con persone di ogni categoria.

Persone vicine a lui ci hanno riferito che Mariano in tempi recenti aveva accumulato un grosso debito di gioco, circostanza verificata, e che aveva chiesto dei prestiti a diverse persone. Abbiamo verificato che anche questa circostanza corrispondesse al vero. Le nostre fonti ci riferiscono ancora che il debito a un certo punto era diventato piuttosto cospicuo e a quel punto gli amici non avrebbero più potuto aiutarlo. Alcuni di loro, però, tra l’altro soggetti pregiudicati, avrebbero fatto da tramite con gli uomini di Muto (con cui avrebbero una stretta collaborazione per lo spaccio di droga e le attività commerciali del Lagonegrese) per procurarsi le grosse cifre di denaro, ancora non quantificate. Chiaramente Mariano avrebbe solo continuato a perdere giocando alle slot machine, o forse in un torneo clandestino di poker, senza avere la possibilità di restituire il denaro. Di qui la furia inarrestabile dei sanguinari creditori, i quali avrebbero minacciato e messo sotto pressione il 42enne di Lauria (Pz).

Ma cosa sia successo con esattezza la mattina del 21 novembre scorso, ancora nessuno lo sa. Si sa però che Mariano esce presto di casa, intorno alle 9, e che pochissimi minuti dopo riceve un messaggio su whatsapp che legge ma ignora. Poi incontra per caso un amico, già sentito dalla Procura, al quale riferisce di avere di lì a poco un appuntamento e se ne va. Poi, il nulla. L’ultima volta che il cellulare è collegato alla rete gps aggancia la cella di Lauria nord, che poi potrebbe essere lo stesso punto dove viene ritrovata la sua auto chiusa a chiave, in località Pecorone, a 2 km da casa, 500 metri dopo una banca dotata di telecamere di sorveglianza.

I cani molecolari, 36 ore dopo la scomparsa, fiutano il suo odore proprio fino a lì, circostanza che ha fatto credere agli inquirenti che Mariano sia salito su un’altra auto. Nella sua ha lasciato le medicine che prendeva ogni giorno e un enigma che pare irrisolvibile. Da quel momento, nelle prime ore della mattinata, il telefono risulta staccato e non è mai più stato acceso.

Sottovoce alcune persone ci rivelano di temere per la sua vita. Chi lo conosce sa che non avrebbe mai fatto preoccupare la sua mamma, in tutta la sua vita non aveva mai saltato il pranzo senza prima avvisare. Qualcuno ci dice che Mariano potrebbe essere salito con la forza sull’auto dei suoi aguzzini per pagare con la vita il suo salatissimo conto.

Di certo c’è che qualcuno sa che fine ha fatto Mariano quella mattina. E pare non sia nemmeno troppo lontano.

 

Mariano Di Lascio

 

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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