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In Calabria la ‘ndrangheta è ovunque, tranne che a Cosenza e sulla costa alto tirrenica

In Calabria la ‘ndrangheta è ovunque, tranne che a Cosenza e sulla costa alto tirrenica

Ci dicono spesso: ma una notizia buona mai? E come no, quando c’è volentieri. Eccola: a Cosenza e nel territorio dell’alto Tirreno, da Paola a Tortora per intenderci, la ‘ndrangheta non esiste, a dispetto di una intera regione collusa con la ‘ndrangheta, dagli oratori delle chiese ai piani alti dei palazzi istituzionali.

 

Sembra quasi incredibile, ma la prova provata è che, nonostante le indagini serrate, c’è l’assoluta mancanza di arresti nei confronti di sindaci, amministratori, lavoratori pubblici, medici e soprattutto di quelli che hanno le mani in pasta nella sanità. E sono tanti se tenete in considerazione il fatto che la provincia di Cosenza e città si reggono grazie all’asse ‘ndranghetistico-massonico della sanità. Ah, no, scusate, abbiamo detto che malaffare non ce n’è.

Stamattina il procuratore Gratteri ha dato l’ennesima mazzata ai clan con la maxi operazione Stige, in cui sono finiti in manette tre sindaci e altri 166 presunti affiliati ai clan tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso e a vario titolo di estorsione, peculato, turbata libertà degli incanti, corruzione e danneggiamento, reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Nella zona di Crotone, però, perché noi a Cosenza di queste cose non ne facciamo e se proprio c’è una presunta mela marcia, come il sindaco di Mandatoriccio arrestato stamani, ricordatevi sempre che è del versante ionico.

I nostri sindaci, invece, i nostri rappresentanti politici, i nostri presidenti di questo e di quell’altro ente truffa sono tutti integerrimi e Gratteri evidentemente ne prende atto. Non truccano un appalto nemmeno a pagarli, non assumono un parente nemmeno a riempirli d’oro e non parliamo poi di rifiuti, mense e reati ambientali. No, veramente, non ne parliamo. Non tocchiamolo proprio questo tasto, che è meglio. E che dire dei circoli politici sorretti dagli amici di Muto diventati uffici di collocamento nella pubblica amministrazione. E perché non menzionare pure i prestanome dei Muto beneficiari di finanziamenti bancari da record e sempre più spesso vincitori di appalti dei bandi indetti dagli integerrimi e incorruttibili sindaci?

D’altronde la costa tirrenica non conosce né corruzione né massoneria. Le oltre 70 logge dislocate lungo gli 80 km di costa fanno sì che una società segreta ogni 875 abitanti mantenga l’ambiente pulito e libero da ogni qualsivoglia condizionamento.

E poi qui abbiamo l’onorata sanità, un pozzo senza fondo di voti e interessi, ma anche di soldi, tanti, troppi, che contrappongono troppo spesso le buone intenzioni alle regole non scritte di venerabili amministratori e gran massoni di primo piano. Un miscuglio indicibile di ‘ndrangheta e potere, politica e massoneria deviata, chiesa e forze dell’ordine, che Licio Gelli a confronto sembra un pivello. Per questo abbiamo tanti ospedali chiusi e morti sulla coscienza per quante bocche sono ancora aperte. Ma in tanti anni nessuno magistrato ha rinvenuto un solo reato, uno solo, negli affidamenti illeciti, nelle assunzioni ad hoc e nei regali dei dirigenti agli amici. Nelle “promozioni”, nelle rimozioni, nelle sospensioni, nei licenziamenti. Mai, per la Procura, e per la Dda di Catanzaro, nemmeno un sospetto. Niente, il nulla. Un veto a processare. Una sordità non indifferente.

Qui la ‘ndrangheta di sicuro non esiste perché il confine tra il bene e il male è difficile da decifrare se guardi troppo spesso negli occhi le persone su cui dovresti indagare e poi finisci pure per sederti allo stesso tavolo. Alla fine la vista si abitua e la ‘ndrangheta non la vedresti neanche se ci fosse.

O forse no, perché Gratteri (nella foto di copertina) ci avverte da tempo: tra poco vedrete che pulizia nella pubblica amministrazione. Può darsi, ma nel frattempo che vi decidete questi si sono già mangiati tutto. Sì, ma senza spartirsi nulla con la ‘ndrangheta, si intende.

 

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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