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GIOVANI E LAVORO, DALLO SGHERRO AL PRETE ECCO LE OPPORTUNITÀ

GIOVANI E LAVORO, DALLO SGHERRO AL PRETE ECCO LE OPPORTUNITÀ

Satira. Mai più giovani in fuga dall’Italia, ecco le carriere possibili nel Belpaese

Giovani e lavoro. Vero, la crisi c’è, ma è sbagliato pensare che i giovani siano costretti a tentare la fuga all’estero per una vita diversa. Ci sono, infatti, una serie di lavori in Italia che sono altamente remunerati e per i quali non sono richiesti nessuna competenza specifica e nessun titolo di studio. Solo un po’ di coraggio, e una buona dosa di fortuna.

Tra questi c’è sicuramente il lavoro di sgherro. Un affiliato mafioso, infatti, gode di un ottimo compenso e numerosi privilegi. Non solo, uno sgherro, oltre alla possibilità di carriera all’interno dell’Onorata società, molto spesso, per via delle fitta rete amicale, raggiunge livelli altissimi approdando in politica.

Seguono le figure della prostituta e dello spacciatore, lavori esentasse che vantano una clientela di tutto rispetto. Un giro d’affari da 4 miliardi stimato per la prostituzione, cifre inquantificabili per lo smercio di droga. Solo che mentre la prima regala benessere senza nuocere a nessuno, il secondo vende morte a piccole e a grandi dosi, estendendo i benefici anche alle agenzie funebri.

In netto affanno invece, è la figura del ladro specializzato. Conti correnti senza risparmi e portafogli senza banconote hanno decimato i bottini milionari garantiti all’epoca della lira. Ma la categoria, comunque, non perde l’entusiasmo e nonostante le difficoltà continua a mettere a segno dei colpi da prima pagina. L’ultimo è quello di un’anziana donna che ci ha rimesso la vita per 15 euro.

Poco pubblicizzato, ma estremamente proficuo, è il lavoro del militare spedito nelle zone di guerra. Una sola missione, anche di pochi mesi, frutta alcune decine di migliaia di euro. Questi ragazzi vengono mandati a difenderci da guerre a volte inesistenti, per cui lo Stato delle pensioni da quattrocento euro, spende un milione al giorno per spalleggiare gli Stati amici, o meglio, gli Stati Uniti, i quali dichiarano di voler fermare la guerra nei Paesi a cui loro stessi forniscono le armi. Questi giovani, poi, se tornano, hanno addirittura la possibilità di usufruire di un ulteriore indennizzo quando, in seguito a mutilazioni o al sopraggiungere di malattie tumorali, vengono riconosciuti invalidi. A trent’anni e anche meno.

In ultimo, e non per importanza, è degna di nota la carriera ecclesiastica. Secondo i dati riportati da un’indagine di un noto quotidiano, parlare dello Spirito Santo fa veramente miracoli. I preti percepirebbero uno stipendio che va dai 1000 ai 1200 euro al mese a seconda del grado di anzianità, a cui si sommano le offerte pie domenicali e quelle ancora più pie ricevute per la funzione dei sacramenti. Queste ultime sono misericordiosamente stabilite da tariffari inventati – esempio, in alcune parrocchie si va dai 30 euro di una messa per l’anima dei morti a svariate centinaia di euro per quel faticoso e sporco lavoro di unire la gente in matrimonio – a seconda della coscienza e, evidentemente, delle esigenze del prete. Sebbene non vi sia traccia alcuna né sulla Bibbia né altrove di una qualsivoglia dritta al riguardo. Ma se è per questo anche lo Spirito Santo è invisibile ai più.

Va ancora meglio a vescovi e prelati – probabilmente per via dell’intensa opera sociale e umanitaria svolta – che in nome di Dio intascano dai 3000 ai 5000 euro, più svariati privilegi e fondi celestiali dai quali attingere. I Papi, invece, percepiscono 2500 euro, tranne Papa Francesco che ha rifiutato, ma possono, per divina Provvidenza, “attingere liberamente all’Obolo di San Pietro, un fondo istituito presso lo Ior che raccoglie le donazioni”, che, per esempio, nel 2012 hanno raggiunto 65 milioni di euro. Ma per solennità di San Pietro e Paolo, eh.

Un’economia gloriosa quella vaticana che, in controtendenza con il resto del mondo, beffa tutti e si rinforza, grazie soprattutto al tanto caro 8×1000 stimato nel 2012 in 1 miliardo 148 milioni 76 mila e 594 euro. Soldi devoluti anche da quegli eretici dei divorziati o da quei profani dei gay.

Su, ora non niente più scuse.

 

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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