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Immigrazione e malaffare a Isola Capo Rizzuto: ecco chi è l’uomo che denunciò tutto 12 anni fa

Immigrazione e malaffare a Isola Capo Rizzuto: ecco chi è l’uomo che denunciò tutto 12 anni fa

(Nella foto, Peppe De Stefano)

E’ l’alba del 15 maggio di quattro mesi fa e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, dà vita a una maxi operazione anti-‘ndrangheta che porta al fermo di 68 persone, tra cui Leonardo Sacco, governatore della Misericordia, e don Edoardo Scordio, parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto.

«I soldi per i migranti andavano alla ‘ndrangheta. Su 100 milioni di euro stanziati negli ultimi 10 anni, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, ne ha contati almeno 32 che sono finiti nella “bacinella” della cosca Arena. È questo il numero più importante della maxi-operazione “Jonny”». Lo scrive quello stesso giorno Il Fatto Quotidiano, precisando: «Sono loro, secondo gli investigatori della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, i veri promotori dell’organizzazione criminale che faceva capo al clan». E giù con la rivelazione della accuse che parlano di appalti e soldi suddivisi equamente tra amici e amici di amici, di fondi originariamente destinati ai migranti che la magistratura sospetta siano stati usati in parte per foraggiare la ‘ndrangheta. I migranti invece molte volte venivano lasciati senza cibo o mangiavano quello che solitamente si dà ai maiali. Altro che 35 euro al giorno e bella vita.

L’Italia è sotto shock: scopre in quel preciso momento che i migranti sono il più grande business del dopo guerra, che gente spietata lucra sulla loro pelle lasciando che subdoli pregiudizi distorcano la verità.

Eppure c’è chi aveva denunciato tutto, almeno dodici anni prima, su ciò che avveniva nella più grande struttura d’accoglienza d’Europa con i suoi cinque ettari di superficie, senza che nessuno gli avesse dato credito. Perché in Italia, e specialmente in Calabria, la giustizia funziona ad orologeria. I meccanismi che la regolano la lasciamo alla libera interpretazione.

L’uomo è un distinto signore napoletano, Giuseppe De Stefano, detto Peppe, 62 anni, figura di spicco nel mondo del Terzo Settore in Italia, ex presidente del Centro servizi per il volontariato di Napoli ed ex consigliere di CSVnet, la rete nazionale dei CSV, per oltre 10 anni dirigente presso la Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, nonché numero due della congregazione, dove oggi svolge unicamente il ruolo di volontario.

La sua personale battaglia per il ripristino della legalità sulla gestione dei migranti, intrisa di caparbietà e coraggio, ha inizio nel 2005, quando nota delle controversie in un’azienda di import ed export, ma soprattutto una crescita esponenziale nel bilancio della locale Misericordia crotonese a fonte di continue lamentale di alcuni dipendenti, che dicono di essere costretti a restituire dal 15 al 30% del proprio stipendio.

Per un po’ si appella alla coscienza dei colleghi calabresi, poi a quella dell’allora presidente nazionale Gianfranco Gambelli, ma le sue denunce, anche dopo diverse testimonianze, cadono nel vuoto. De Stefano non si dà per vinto e due anni più tardi, nel 2007, nell’assemblea nazionale tenutasi a Firenze denuncia la mala gestione della confederazione calabrese guidata da Leonardo Sacco alla presenza del cardinale Antonelli, il quale lo aveva esortato a rendere pubbliche le presunte malefatte in quella occasione. Ma Sacco si difende a spada tratta da ogni ipotetica accusa e conservando un notevole peso economico finalizzato al mantenimento delle attività della congregazione, nessuno osa contraddirlo. Cala apparentemente il sipario sulla vicenda.

De Stefano però è testardo e non si lascia intimidire dall’indefferenza che lo circonda, così, anziché lasciar perdere, si lancia in una serie di denunce indirizzate alla stampa che vengono accolte da L’Espresso, dal Servizio Pubblico di Santoro, dal Forum del Terzo Settore e dall’Avvenire.

Ma ovviamente nessuno muove un dito, tanto meno qualcuno si azzarda ad inviare un controllo. Tanto in Calabria, tanto a Firenze, dove è il reale centro operativo delle Misericordie. Cambia soltanto il comportamento della dirigenza nazionale nei confronti dell’impavido attivista campano, cosciente dei rischi a cui sarebbe andato incontro. I rapporti si incrinano lentamente, senza far rumore, e la vicenda culmina nel 2011 con l’elezione di Roberto Trucchi a presidente nazionale della Confederazione delle Misericordie e dello stesso Lorenzo Sacco a vicepresidente, carica che da allora ha continuato a ricoprire fino ad un anno fa. Il giorno prima del suo arresto fu rieletto consigliere.

A quel punto De Stafano è fuori, ma i traffici illeciti sulla pelle dei migranti continuano, per anni, alla luce del sole. L’ex dirigente, messo in un angolo da un sistema marcio, capisce che è il momento di assistere ai fatti da spettatore e si siede sulla riva del fiume aspettando di vedere passare i “cadaveri”. Che per una volta non siano quelli dei migranti.

Il resto è storia.

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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