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Inenarrabile odissea per zia Fifina, la 92enne non riesce a tornare a casa sua

Inenarrabile odissea per zia Fifina, la 92enne non riesce a tornare a casa sua

(Nella foto, zia Fifina)

Serafina non ce la fa più. Piange e ha smesso di sperare. Serafina ha 93 anni, la salute precaria e la paura di andarsene senza aver visto le mura della sua casa. O che la rabbia di non poterci tornare la faccia andare via prima del dovuto.

Zia Fifina, così la chiama affettuosamente ormai il popolo del web, è fuori da casa sua da ben 17 anni, prima perché gliel’ha distrutta il terremoto, poi perché qualcuno ha barato. E non sa neppure chi è stato.

Dopo dieci anni di lavori, promesse mai mantenute e continui rinvii, una decina di giorni fa l’avevamo lasciata agguerrita e speranzosa dopo che la direzione dei lavori aveva redatto, inaspettatamente e subito dopo il nostro intervento, il “documento di variante di assestamento finale” (clicca qui per leggere la storia). Quello che avrebbe autorizzato, ci avevano detto dal Comune di Trecchina, il pagamento dell’ultimo stato di avanzamento da quasi 80mila euro a favore della ditta appaltatrice ‘Cora’ di Rivello, cittadina in provincia di Potenza.

Ma, in fondo, lo sapevamo già. E lo avevamo anche già scritto. Sapevamo che qualcuno avrebbe perso ancora tempo e che Zia Fifina non sarebbe tornata a casa. Simulando la stessa tecnica della Penelope tanto caro a Omero: di giorno si tesse la tela e di notte si sfila.

Dopo il documento di qualche giorno fa, contrariamente, gli sfortunati inquilini dell’ex stabile terremotato si erano visti recapitare una lettera con cui si paventava il pericolo di dover restituire allo Stato l’intero importo che aveva finanziato, per il superamento dei limiti di consegna dei lavori. Poi, nelle ultime ore, ancora una beffa. Dopo un’estenuante bagarre, finalmente si era deciso che questa mattina la ditta appaltatrice avrebbe concesso la verifica dello stato degli appartamenti, cosicché i proprietari delle case potessero approvare definitivamente la ristrutturazione nella riunione condominiale precedente la consegna. E Serafina, che vive ormai da tempo in quel di Prato, nonostante la cagionevole salute aveva già preparato i bagagli per raggiungere la cittadina potentina di Trecchina: «Non posso andarmene senza aver visto la mia casa». Ma una mail, in barba all’art. 1665 del Codice Civile, ha rinviato bruscamente il sogno dell’anziana donna e di altre 4 famiglie che vivono lo stesso dramma.

Fifina vuole smettere di mangiare, piange, si dispera. Per lei non c’è solo la rabbia per le solite lungaggini burocratiche e le controversie di una storia dall’italiaco retrogusto, per lei si aggiungono anche il peso schiacciante dell’inesorabile scorrere del tempo e di uno stato di salute che allontanano ogni giorno di più la possibilità di tornare in quelle mura.

Eppure lo Stato ha pagato, i proprietari pure, sembra proprio che sia tutto pronto e tutto in regola. Ma le istituzioni locali dicono di non poter intervenire, la ditta non consegna i lavori escludendosi, inspiegabilmente, la possibilità di incassare la cifra e, soprattutto, la stampa latita e fatica a raccontare, mentre una piccola grande donna continua ad urlare, tra l’indifferenza generale, quel dolore per un diritto negato e il desiderio tanto grande che potrebbe essere l’ultimo.

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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