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La gatta di Cosenza come fa così pensa: conzativicci

La gatta di Cosenza come fa così pensa: conzativicci

A pensar male si fa peccato e infatti non ci si azzecca quasi mai

 

La gatta di Cosenza, come fa così pensa. E’ bene rassegnarsi. C’è persino il vecchio, vecchissimo proverbio a testimoniare quanto cattiveria abbia radici profonde. Quello che ci ripetevano i nostri nonni quando noi pensavamo male di qualcuno e ci facevano notare che molto spesso il pensiero non è il riflesso di ciò che veramente vediamo, ma solo ciò che abbiamo nel nostro cervello. Ciò che pensiamo noi. Oppure quello che faremmo noi al posto di quel qualcuno di cui pensiamo male.

Per ciò che vi stiamo per raccontare, l’aforisma di origini remote casca a fagiolo. Sergio Crocco è uno dei più casinsti e casinari di Cosenza città, un uomo alto e grosso ma con il cuore di un bambino. Giardinieri di professione, poeta per diletta, nella vita principalmente svolge la funzione di volontario, tanto nella sua città, dove ha costruito il primo parco giochi inclusivo del sud Italia, tanto in Africa, dove costruisce scuole, pozzi, ospedali, rifugi e via dicendo grazie alle donazioni o agli auto finanziamenti raccolti da La Terra di Piero, la fondazione che è un po’ come la nostra redazione, piscia in faccia al potere e serve gli ultimi, i più deboli, gli emarginati. Anche se malati, disabili, contagiati dall’aids. Senza distinzioni.

Per questo e per molto altro ancora meriterebbe gli stipendi di certi nullafacenti, mafiosi, criminali che siedono tra i banchi dei palazzi che contano, e invece ha deciso di farlo gratis. E di farlo con la massima trasparenza mettendo a disposizione di tutti i conti dell’associazione. Ha deciso di farlo per onorare la memoria di Piero Romeo, perché è in debito con la vita o forse solo perché ha imparato che dare è il dono più prezioso dopo la vita stessa. Oppure ancora, perché le persone come Sergio Crocco esistono, sono rare ma esistono, e qualcuna di queste se l’è portato in associazione e pure in Africa.

Ma a Cosenza c’è qualcuno che non la pensa così. A Cosenza, dove la cocaina scorre a fiumi, la corruzione dilaga e la malavita organizzata comanda come a Corleone fino a 10 anni fa (e la politica e la malavita spesso fondono i propri confini) qualcuno è convinto che Crocco si stia arricchendo sulle spalle dei disperati prendendo in giro la gente, scambiandolo forse per qualche politico a cui magari ha dato anche il voto.

Vorremmo aggiungere molto altro ancora, ma preferiamo lasciarvi alla risposta del diretto interessato, che si è trovato suo malgrado a raccontare pubblicamente un episodio avvenuto poche ore dopo il suo ennesimo viaggio in Tanzania e che spiega la vicenda come noi non avremmo saputo fare meglio.

 

L’Africa, la Tanzania, la nostra Africa, la nostra Tanzania. La mia ricchezza.

Stamattina un signore, guardandomi entrare in un bar di Cosenza, ha detto ad un suo vicino: “chisà quanti sordi si sta facìannu cù st’Africa…”. E’ stato sfortunato che dietro di lui c’era Alessandra. L’ho pesato, e difatti l’ho subito dopo sentito parlare di una condanna per truffa che aveva subito da poco. So per certo che questo signore non è l’unico mio concittadino a pensarla così. Sono i ladroni che si autoconvincono, per autoassolversi, che tutti dobbiamo essere ladroni come loro. Pensano, ragionando con il termine di paragone del loro cuore, che non si può fare niente per niente. Che se non rubi sei anormale. Che se non truffi ed imbrogli le persone, siano esse anche bambini malati di AIDS, sei un fesso. Purtroppo è un comune sentire di molti, ma non di tutti. Anche se ci sono partiti che cavalcando questi sentimenti di merda ci vincono le elezioni, io sono sempre convinto che gli “umani” sono sempre in numero maggiore della cloaca sopraindicata.

E’ la consapevolezza che noi umani siamo di più il motore che mi fa andare in Africa e non rubare niente, anzi rimettendoci un bel po’ in termini di tempo e lavoro. Si, c’è un’onestà morale ed intellettuale di fondo che mi impedirebbe di tradire i miei valori. Che sono valori comunisti. Si, comunisti. Ma del mio comunismo, lontano anni luce da quello dei compagni a nonna che fanno la mossa di stare dalla parte degli ultimi ed invece gli ultimi li odiano. Il mio comunismo, lontano da chi è dalla parte di chi ha 10 volte il mio reddito e si atteggia a sottoproletariato. C’è anche questo, certo. Ma c’è soprattutto la mia fiducia nell’uomo, che mi fa ritenere alieno chi ha l’animo infestato dalla cattiveria.

Ma sto divagando… torniamo all’Africa. In effetti il signore del bar di stamattina ha ragione. Io in Africa sto guadagnando tantissimo. Ovviamente non nei termini che pensa lui, perché pezzente ero, pezzente sono e pezzente morirò. Il mio è un guadagno più “alto”, non numerabile, incommensurabile. Gli occhi dei ladroni truffatori che infestano Cosenza non riusciranno mai a “leggere” il mio guadagno. Perché io, senza nemmeno un conto in banca, sono ricchissimo rispetto a loro e al loro culo incollato al SUV.

 

Perché in Africa ho incrociato le lacrime ed il sorriso di Francesco Luberto, che due anni fa perse la figlia e, grazie alla Terra di Piero, ha letto il nome di Marianna sopra una targa alla scuola di Isakalilo, nella Tanzania meridionale. Centinaia di bambini africani altrimenti senza futuro si formeranno in quell’aula. Marianna rivive in loro. Io parlavo con Francesco e mi arricchivo.

Poi parlavo con Melania e Roberto, la fidanzata ed il fratello di Andrea Arcuri, e mi arricchivo, ma proprio tantissimo, a vedere la gioia nei loro occhi alla vista della targa del Giardino di Andrea Arcuri, dove abbiamo ripristinato 4 giochi ormai in disuso, all’interno dell’Orfanotrofio di Tosamaganga. 80 bambini, 20 dei quali con AIDS conclamato, stanno giocando in questo momento, grazie (anche) a me. Ed io mi sento miliardario.
Da giugno scorso ad adesso 16 bambini nati prematuri non sono morti al punto nascite di Morogoro perchè ci sono in funzione due incubatrici donateci dall’Ospedale di Perugia che scaricammo dal container.
Ricchezza su ricchezza.

Trentaquattro bambini e ragazzi con gravissime disabilità mentali stanno adesso giocando nel Parco Gianfranco Aloe ed altri 40 nel Parco Diego Pugliese, entrambi a Dodoma, la capitale amministrativa della Tanzania. Grazie alla Terra di Piero. Sì, sono straricco.

Ed ancora, al centro Sambamba, ad Iringa, i bambini disabili (che già è un miracolo, grazie ad Alessia, Paolo e gli altri volontari de L’Africa Chiama, che vedano la luce oltre le mura domestiche) abbracciano i giochi arrivati loro tramite il nostro container dell’anno scorso. Rivedo quei giocattoli da noi in disuso riprendere corpo ed anima di fronte a bimbi che non fanno un capriccio. Sì, io mi arricchisco.

Sessantaquattro bambini di Morogoro, ospiti della struttura “Bambini senza casa” possono mangiare la pizza, il pane, i dolci, grazie al forno portato da noi e donato dai genitori di Valeria Greco. Hanno tutto l’occorrente perché ce lo ha portato fisicamente la Terra di Piero. E io più ci penso più sono ricco.

L’aula Gigi Marulla

E poi i bambini di Kondoa, quelli di Ilula, di dar es Salaam, che hanno visto la loro qualità della vita migliorata, anche se di poco perché è poco ciò che noi possiamo riuscire a fare, mi fanno arricchire in modo esponenziale.
Quel signore di stamattina, insieme ad altri pochi deficienti che chiamarli cosentini è un insulto a Telesio, forse forse, in tutta la loro idiozia, una cosa giusta l’hanno detta: Canaletta si sta arricchendo. E vi lascio immaginare quanto ricco mi ha reso il Parco Piero Romeo a Cosenza. Non so più dove mettere gli ori.

E poi mi sento uno sceicco al pensiero che tutto ciò lo ha toccato con mano, per la prima volta, mio figlio Simone. Quando me la quazerò parlerà del padre, un poco ciotone, che un giorno lo portò a vedere l’Africa nella sua parte più vera. Voi non lo capirete mai cosa vuol dire questo per me.

La mia vera ricchezza è semplicemente il sorriso grato di un bambino che grazie a noi (la parola NOI è fondamentale, perché da solo non combinerei niente) vive un poco meglio le sue sofferenze. Ed è enorme ricchezza la condivisione di altri 21 ragazzi che con me vengono a dare una mano in Tanzania e si rendono conto di cosa parlo quando descrivo la mia Africa. Ed ancora più ricchezza sono tutte quelle persone che mi/ci regalano la loro fiducia. Siete talmente tanti e dal cuore enorme, che subissate gli idioti che parlano al bar non sapendo d’essere ascoltati da Alessandra. Quelli che non sanno del pozzo a Paoua, nella Repubblica Centrafricana, dei due asili inaugurati a Paoua e a Bedaia. Della casa famiglia di Bangui e della scuola-refettorio di Antananarivo, in Madagascar. Tutta ricchezza accumulata per dare fiato a bocche di fogna.

E siccome abbiamo ancora bramosie di ricchezza noi a giugno ripartiremo. Andremo ad inaugurare il Parco Piero Romeo 2 ad Ipogolo, periferia di Iringa. Ne usufruiranno soprattutto 60 bambini con disabilità fisica che frequentano la scuola secondaria di questa periferia della periferia. Lo costruiremo assieme ai nostri fratelli tanzaniani. Non facciamo nulla PER loro, facciamo tutto CON loro. La mia ricchezza aumenterà. Diventerò un nababbo, conzativicci.

Voi avete la pila delle vostre truffe, ammantata in esistenze tristi fatte di paura, sospetto, disonestà. Voi avete la pila e siete poveracci. Lo sapete e per questo diventate ancora più maligni.
Io invece sono ricco senza avere un millesimo dei vostri soldi, minchiù”.

Sergio Crocco

 

 

Il parco Piero Romeo

 

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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