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LAVORO E MATERNITÀ / L’Italia non è un Paese per donne, la storia di Rosella Gabrielli

LAVORO E MATERNITÀ / L’Italia non è un Paese per donne, la storia di Rosella Gabrielli

Pubblicato su La Spia Press

No, non lo è. Almeno per quanto riguarda l’ambito lavorativo. Tanto più se sono giovani e con in mente il sogno di metter su famiglia. Le gravidanze, infatti, sono ancora considerate dai datori di lavoro come un ostacolo, quasi un incidente di percorso, che dovrebbe essere accuratamente evitato. Pena, il licenziamento. E sebbene il governo, negli ultimi anni, spinto da proteste cittadine e sindacali, sia riuscito ad ottenere una maggiore tutela per il posto di lavoro delle donne incinte, non è riuscito ad evitarli del tutto. Perché al di là di leggi e commi, le decisioni spettano agli uomini, e gli uomini, intesi come esseri umani, agiscono quasi sempre per il proprio tornaconto personale e senza mai interpellare la propria coscienza.

A denunciarlo, stavolta, è Rosella Gabrielli, nata e cresciuta in Svizzera ma cittadina italiana, licenziata all’ottavo mese di gravidanza dopo aver lavorato nella Pubblica Amministrazione di Teramo per ben 9 anni come esperta in politiche sociali. Con un precariato storico, sia chiaro, consacrato da una ventina di sottoscrizioni di contratti a terminCe. A meno di 1000 euro al mese.

Ma nel giugno del 2011 il rapporto di lavoro si conclude bruscamente. La Teramo Lavoro S.r.l., società in house della Provincia, decide, anche grazie all’accordo siglato con la FP CGIL di Teramo, di prorogare per l’ennesima volta i contratti di lavoro a tutti gli oltre 100 dipendenti, ma non a lei. E’ l’unica esclusa.

Venanzio Cetrarola, amministratore della società, prova a giustificare il mancato rinnovo dicendo che la signora Gabrielli aveva manifestato la volontà di non lavorare più. La donna, però, aveva lasciato la sua scrivania da cinque mesi, prima per interdizione, per via dell’alto rischio di aborto spontaneo che i medici avevano riscontrato, poi per maternità obbligatoria.

Rosella non si arrende ma dà vita a una battaglia solitaria che ben presto le si ritorcerà contro. Come succede ogni volta quando qualcuno si ribella alle ferree regole vigenti, e non scritte, che i poteri forti provano ad imporre ai comuni mortali.

Mentre il Tribunale del Lavoro dichiara illegittimo il licenziamento, la reintegra e obbliga il datore di lavoro a sostituire il suo vecchio contratto con uno a tempo indeterminato, la Cgil locale, rappresentata da Monia Pecorale, prende le distanze da lei e dalla sua protesta reagendo con un inspiegabile silenzio. E con una querela per diffamazione, sporta proprio dalla Pecorale che, evidentemente, si era sentita offesa dalle parole usate dalla Gabrielli in una lettera pubblicata su un blog in cui manifestava il disappunto per il trattamento subìto.

La sentenza del Tribunale è comunque esecutiva e Rosella deve tornare ad occupare il suo posto. Dagli uffici prendono tempo, torna al lavoro solo nei primi giorni di novembre del 2012 e per una volta giustizia pare sia stata fatta. Ma la gioia dura poco: neanche 60 giorni dopo, la Teramo Lavoro S.r.l. chiude i battenti. Tutti a casa. Anche Rosella, che nella sua veste di madre disoccupata adesso dovrà affrontare anche il processo per diffamazione, perché in Italia i ribelli non sono graditi e la malagiustizia passa molte volte anche dalle aule di Tribunale, sotto forma di intimidazione legalizzata. Anche la leader della Cgil Susanna Camusso non risponde alle missive e alle richieste della donna nonostante lo stipendio da 300mila euro e più all’anno per combattere al fianco dei lavoratori. Rosella grida e nessuno la sente. Lei lo scrive ovunque e lancia appelli, ma le istituzioni continuano a tacere rendendosi complici dell’ingiustizia che l’ha travolta.

Perché lei ha messo al mondo un figlio e questo il mondo del lavoro non glielo potrà mai perdonare. Anche se poi, domani, politici e sindacati continueranno a prenderci in giro riempiendo le piazze e i programmi tv con striscioni e frasi utopistiche sui diritti e la difesa di donne e di madri.

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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