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LETTERA A GESÙ DA QUESTA ITALIA DI LACRIME

LETTERA A GESÙ DA QUESTA ITALIA DI LACRIME

DOPO LA TELEFONATA TRA DIO E BERLUSCONI, ECCO LA LETTERA A GESÙ IN CHIAVE IRONICA

Pubblicato su Alganews il 5 giugno 2013

Di Francesca Lagatta

Caro Gesù,
ti scrivo questa lettera perché ho come l’impressione che gli elementi tossici presenti nell’atmosfera interferiscano con le mie preghiere e lassù ti arrivino un po’ distorte.

Caro Gesù, dicevamo, ti avevo chiesto un grillo parlante che parlasse alle coscienze degli Italiani e ci hai mandato Beppe, ti avevo chiesto un comandante che ci traghettasse in questa Italia perduta e ci hai mandato Schettino, e quando avevo detto che solo l’Altissimo avrebbe potuto salvare la Calabria, non mi riferivo certo a Scopelliti. Un giorno cominciai a pregare forte, in virtù della frase biblica che dice “un briciolo di fede sposta le montagne”, sperando che fosse valido anche per i Monti, ma niente da fare. Quando poi ti dicevo «dobbiamo far tremare il cuore di questa Nazione per darle una scossa», non intendevo certo dire una scossa che radesse al suolo l’Emilia Romagna. Poi ti parlavo della crescita di questo Paese, ma mi pare che non ci siamo capiti neppure allora. Io intendevo lavoro e benessere, non disoccupazione, tasse, fame e disperazione.

Caro Gesù, io capisco che dall’Aramaico all’Italiano ci sia una bella differenza, ma dobbiamo pur trovare un modo per dialogare. Qua la gente è disperata, non ce la fa più e ha tanto bisogno di te. La gente prega, prega tanto, eppure non cambia niente. Cerchiamo pure di essere dei buoni cristiani e di seguire i tuoi insegnamenti ma se, ad esempio, noi spendessimo il nostro tempo a predicare senza andare a lavoro, non ci pagherebbe nessuno e nessuno ancora ci ha insegnato a moltiplicare pane e pesci. Ci mettono in croce tutti i giorni pure a noi, ma se poi uno per disperazione muore, il terzo giorno non resuscita. Vorremmo scappare via da quest’Italia, ma non abbiamo neanche i soldi per il biglietto. E se cerchiamo un Mosè che gratuitamente ci divida le acque, troviamo solo dei Giuda pronti a farci affondare; vai a camminarci, poi, sulle brutte acque! Talvolta, stremati, proviamo ad andare nella casa del Signore, dove miracolosamente non si paga l’Imu, ma sulla soglia del sagrato ci attendono dei Ponzio Pilato che predicano la parola di Dio e per farlo prendono più di un avvocato.

La gente, nonostante tutto, continua a farsi le famiglie, a mettere al mondo dei figli a cui non sanno cosa dare da mangiare, non sono come te che avevi già capito tutto in tempi non sospetti e di figli non ne hai mai avuti. I tempi sono cambiati, caro mio, non sono tutti come quel santo di Giuseppe che credette subito a Maria quando gli disse che ti aveva concepito per opera dello Spirito Santo. Oggi se hanno il minimo sospetto che li tradisci, ci mettono un attimo a sgozzarti, a darti fuoco, a spararti. Il mondo è sempre più incerto e la gente ha sempre meno fede. Gli scienziati, addirittura, stanno facendo una guerra perché sono convinti che le cellule staminali guariscano più delle preghiere. E te lo chiedo per favore, non dire più «chi è senza peccato scagli la prima pietra» perché dalle tua parti ti prendono in parola e ti lapidano come niente.

Gesù, io lo so che tu sei buono e misericordioso, che perdoni tutti e accogli perfino le prostitute, ma di questo ne è capace anche Berlusconi. Noi abbiamo bisogno di altro. Abbiamo bisogno di pane da mangiare, di sogni in cui credere e un futuro da costruire. Abbiamo bisogno che tu rimetta le cose a posto, che infonda un po’ d’amore in questa valle di lacrime e disperazione.

Nei giorni scorsi, a dire il vero, io avevo seriamente pensato che fossi tornato a salvarci, quando guardando le immagini dei tg, mi pareva che il diluvio palesatosi davanti ai miei occhi fosse proprio quello universale. Ma poi il sole è tornato a splendere sulle rovine del maltempo e allora ho capito che mi stavo sbagliando.

Gesù, qua la gente ti acclama, ti vuole, ma per ora l’unica Terra Promessa che conosce è quella di Ramazzotti. Fai presto, ti prego, che noi non siamo Giobbe e la nostra pazienza potrebbe finire da un momento all’altro.

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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