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SATIRA. ISTAT: LA TOP TEN DELLA DISOCCUPATI MADE IN ITALY

SATIRA. ISTAT: LA TOP TEN DELLA DISOCCUPATI MADE IN ITALY

Pubblicato su Alganews il 28 ottobre 2013

Di Francesca Lagatta

Arrivano gli ultimi, catastrofici, dati Istat: in Italia ci sono sei milioni di disoccupati. Parliamo di quelle persone occupabili con la forza lavoro e cioè che hanno i requisiti per poter lavorare ma non lavorano. Secondo l’Istituto di ricerca, questi sei milioni di persone possono essere divisi in due categorie: metà non trova occupazione, l’altra metà si è arresa e ha smesso di cercarla.

Ma la fotografia scattata alla situazione lavorativa dell’Italia pare sia distorta e fuorviante. Se da una parte è vero che questo numero impressionante di senza lavoro comprende centinaia di migliaia di padri e madri di famiglia che il lavoro l’hanno perso e giovani costretti ad andare via, dall’altra c’è un aspetto della disoccupazione di cui nessuno parla. Così ho provato a stilare una singolare classifica delle categorie dei senza lavoro, che, in realtà, un’entrata ce l’hanno, al fine di smorzare gli allarmismi e capire come si arriva e perché all’insulsa cifra di sei milioni di disoccupati.

10) Al decimo posto ci sono i cassaintegrati ancora in giovane età e in salute. Costoro percepiscono, per anni, l’80% dello stipendio relativo all’ultima mensilità percepita da occupati. La maggior parte non cerca lavoro perché una nuova occupazione le farebbe perdere l’indennizzo, però si preoccupa, di tanto in tanto, di organizzare le riunioni con Cisl, Uil e via dicendo per chiedere l’aumento.

9) Al nono posto, c’è la categoria dei mantenuti. La categoria è piuttosto vasta: si va dai figli mantenuti all’università per anni e anni, alle donne divorziate che pretendono e ottengono il mantenimento dai mariti e che quindi non hanno la necessità di trovarsi un lavoro. Nella categoria, anche quelle donne che si fanno mantenere da un uomo pur non essendo né sposate, né divorziate.

8) All’ottavo posto, senza dubbio, ci sono quelli poco choosy, per dirla alla Fornero. Sono quegli sfaticati che non solo non sono schizzinosi nella ricerca di un lavoro, non lo cercano nemmeno e preferiscono passare interi pomeriggi davanti ai bar con una bottiglia di birra in mano. La massima aspirazione per le persone che appartengono a questa categoria.

7) Al settimo posto ci sono quelli alla continua e disperata ricerca del lavoro presso il proprio ente comunale. Sono convinti di averne diritto e, in quanto tali, pretendono con forza e a volte con gesti eclatanti, di essere assunti. Si riconoscono dalla frase «perché io pago le tasse» e non guardano altrove perché cercarlo, il lavoro, costa già fatica di per sé.

6) Il sesto posto tocca a quelli molto choosy. Sono coloro che non possono lavorare pe quattro, cinquecento euro al mese perché significherebbe mettere sotto i piedi le loro indiscusse qualità lavorative. La categoria è composta maggiormente da persone senza arte, né parte.

5) Al quinto posto di coloro che non riescono a trovare lavoro, ci sono quelli choosy choosy, che somigliano molto alla categoria di prima, ma sono anche peggio. Sono coloro a cui la paga importa poco e niente, purché occupino un posto di rilevanza sociale non indifferente. Parliamo di giovanotti e signorine dediti alle “scalate sociali” senza esclusioni di colpi. Non hanno qualità lavorative ben definite, ma idee molto chiare.

4) Al quarto posto in assoluto, ci sono i finti invalidi. Ciechi che guidano, muti che fanno comizi, moribondi miracolati, si trova di tutto nelle denunce della Guardia di Finanza. Sono coloro che pur godendo di ottima salute, e quindi considerati forza lavoro, percepiscono impropriamente pensioni di tutto rispetto. Perché mai andarsi a cerca un lavoro?

3) Al terzo posto, sul podio, va sicuramente il lavoro nero. Molti dei sei milioni di disoccupati che dichiara l’Istat, non vengono assunti regolarmente dalle ditte per le quali lavorano, perché le tasse per un’assunzione regolare pare superino di gran lunga lo stipendio che dovrebbe percepisce oggi un lavoratore.

2) Al secondo posto, indiscutibilmente, ci sono i “lavoratori” di quei mestieri illegali, sconosciuti al fisco e disoccupati per l’Istat, che però guadagnano come un alto manager della borsa di Wall Street, e anche più. Parliamo di prostitute, ladri, spacciatori, mafiosi, cartomanti e truffatori. Mestieri molto in voga in Italia.

1) Al primo posto in assoluto, ci sono quelli che il lavoro non lo cercano semplicemente per paura di trovarlo. Sono quell’Italia alla Ficarra e Picone, stanca, sfaticata e mediocre, che vive per forza d’inerzia e non ha nessun tipo di passione o aspirazione. Della categoria fanno parte quelli che provano a guadagnare andando da Barbara D’Urso, a Uomini e Donne, quelli che si mettono in un angolo e aspettano che i soldi piovano dalle tasche dei passanti o di quelli che si sono appioppati l’etichetta di artista incompreso per giustificare i propri fallimenti e la mancata voglia di lavorare.

La categoria è piuttosto variegata e ne fanno parte anche quelli che si piangono addosso ma non muovono un dito, quelli che trovano sempre una scusa per dire no e i finti malati perenni, i cui malanni immaginari alzano un muro protettivo tra loro e il celato rischio di dover andare, un giorno, a lavorare.

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Francesca Lagatta

Francesca Lagatta

Video reporter, blogger e giornalista calabrese, in passato ha lavorato anche in tv. Attualmente si occupa di cronaca e di inchiesta per il web e la carta stampata. E' addetta stampa e inviata di Rete l'Abuso, l'osservatorio internazionale di reati commessi in ambito clericale.

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