La candidatura e le parole di Andrea Gentile sono uno schiaffo a questa terra

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La candidatura e le parole di Andrea Gentile sono uno schiaffo a questa terra

Andrea Gentile è candidato nel collegio uninominale di Paola-Castrovillari con Forza Italia. Foto: CalNews
 
«Questo territorio è martoriato da oltre 15 anni, non ha più un riferimento». Chi ha pronunciato queste parole qualche sera fa, in una sorta di comizio elettorale tenutosi a Belvedere, ha detto la sacrosanta verità. Peccato però che a farlo sia stato il forzista Andrea Gentile, figlio del sottosegretario al governo Renzi Tonino Gentile e nipote di Pino Gentile, sette legislature nel consiglio regionale calabrese. I due fratelli Gentile, non da 15 ma da oltre 30 anni, su questo territorio ci hanno sguazzato come hanno voluto, facendo razzie di voti e piaceri, prendendosi ogni cosa, tutto quello che hanno potuto, e hanno ringraziato poi gli elettori affondando le loro radici politiche nella sanità privata a scapito di quella pubblica in tempi non sospetti, quando ancora la stampa che ne parlava veniva additata come visionaria e i giornalisti come i soliti complottisti. Sarà, ma a prestare le mura della sala per il convegno è stato proprio il dottore Cascini, proprietario della omonima clinica privata di Belvedere. Sua moglie per giorni è rimasta in pole position per prestare il volto alla candidatura di Forza Italia dell’area del Tirreno cosentino.
Ma veniamo ad Andrea Gentile. Una brutta copia del padre, in termini di charme politico disinvoltura, un figlio di papà che recita (male) copione e che, per la foga di dimostrare di essere in degno erede, non si accorge che parlando di un territorio abbandonato dà principalmente le colpe anche ai suoi parenti più prossimi.
Ma chi se ne frega, i Gentile possono tutto e anche se il neo candidato sul Tirreno non ci aveva mai messo piede prima, almeno non in forma ufficiale, e dice tutto e il contrario di tutto, la claque applaude a ogni sillaba perché è ormai noto che «’u cinghiale, quann’è feritu mina ad ammazzare», laddove ‘u cinghiale starebbe proprio ad indicare suo padre. Meglio non urtare la sensibilità di nessuno.
Eh già, padre e figlio sono infatti i protagonisti della vicenda della censura al quotidiano L’Ora della Calabria, alloraquando lo stampatore del giornale Umberto De Rose si apprestava a convincere l’editore Citrigno con le “buone maniere” di non far uscire la notizia di una indagine riguardante Gentile junior. Chi se le scorda quelle conversazioni: «Alfré, ma ti cumena ‘stu burdello?». Alfredo, diceva De Rose riferendosi ad Alfredo Citrigno, editore de L’Ora della Calabria, ma ti conviene il casino che potrebbe accadere?
La magistratura poi, inutile dirlo, ha archiviato la posizione di Gentile junior, per quella del padre non l’ha addirittura mai aperta, ma non siamo la magistratura e pertanto ci sembra il caso di riproporvi quella scandalosa telefonata anche se è finito tutto in una bolla di sapone.
 

 
Ma Andrea Gentile di scandali mediatici ne ha collezionato già diversi, benché la giovane età. Uno su tutti è la nomina nel consiglio d’amministrazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano da parte dell’allora compagna di partito di suo padre, la ministra Betrtice Lorenzin. Essere figlio di papà è il mestiere più bello di tutti.
E a proposito del duo Lorenzin-Gentile, l’ultima goliardica trovata in ordine di tempo è stata sporcare i muri delle cittadine dell’alto Tirreno cosentino con manifesti giganti in cui la coppia, poco prima di scoppiare, si dichiarava autrice della riapertura dell’ospedale di Praia a Mare, mentre Ernesto Magorno ed Enza Bruno Bossio dicevano di loro stessi la stessa cosa in altre sedi. In realtà l’ospedale non è ancora aperto e se mai dovesse aprire è per via delle due sentenze del Consiglio di Stato, emanate nel 2014 e nel 2017, esecutive ed inoppugnabili.
Ma sulle controversie della dinastia di una delle famiglie più potenti di Cosenza potremmo scriverci dei libri. E chi amministra questi posti ancora di più. Ma alcuni di loro erano al fianco di Andrea Gentile a decantarne le bellezze, altri, proprio come ha detto Gentile, si nascondono ma lo voteranno. Perché in fondo la gente non ha memoria e se ne ha fa finta di non ricordare pur di cntinuare sognare un giorno un posto in paradiso. Altro che princìpi e questioni morali. Quella oggigiorno è roba da sfigati.
Non come Andrea Gentile, che dice di aver fortemente voluto il confronto accettando la candidatura nel collegio uninominale della sua terra, perché è qui la sua storia, è qui che la gente soffre, altro che posti e poltrone sicure.
Ma il nostro, che evidentemente sa cos’è, la sofferenza (ma anche certamente la fame, il disagio sociale e quello economico) l’ha vista anche a Palermo, così messo sicuramente in croce dal partito si è aggiudicato un terzo posto nel listino plurinominale di Palermo città, dove solitamente Forza Italia raccoglie sempre un buon consenso grazie alle numerose cordate di suppoter sparse sul territorio. Che se dovesse andare male sul Tirreno, fanculo la sofferenza, il disagio sociale, la Calabria e pure calabresi: lui in Parlamento ci va lo stesso.