Scalea, che fine hanno fatto gli oltre 13 milioni di euro di tributi dei cittadini?

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Scalea, che fine hanno fatto gli oltre 13 milioni di euro di tributi dei cittadini?

«Ritengo opportuno e doveroso nei confronti dei miei concittadini, portare a Vostra conoscenza per eventuale utile intervento un accaduto a dir poco scandaloso avvenuto nel mio comune, Scalea, in provincia di Cosenza, attualmente in predissesto finanziario perché comune sciolto per infiltrazione mafiosa nel gennaio 2014». Comincia così la lettera che il cittadino Vincenzo Mete invia alla nostra redazione qualche giorno fa per denunciare la presunta scomparsa nel nulla di «25 miliardi delle vecchie lire, soldi che l’amministrazione comunale non ha ricevuto dalla “Tributi Italia Spa”, per la precisione trattasi di € 13.380.321, 38 come rilevato dalla delibera della giunta comunale n 143 del 20-10-2010. Delibera rimasta, a tutt’oggi lettera morta».
 
La vicenda, che sarebbe tuttora irrisolta, affonda le sue radici in tempi remoti e oggi torna prepotentemente a scuotere gli animi degli scaleoti perché le casse comunali sarebbero state svuotate da anni di commissariamento e malagestione e oggi più che mai il mancato incasso della cifra ingente potrebbe gravare sul futuro politico ed economico della cittadina.
In sostanza, succede questo: nel 2002 il Comune di Scalea tramite appalto affida alla società “Ausonia Servizi Tributari Spa” il compito di riscuotere delle tasse comunali e successivamente di gestire il servizio idrico e fognario, di gestire e riscuotere Ici e Tarso, nonché di recuperare i crediti derivanti dalle sanzioni amministrative e delle contravvenzioni stradali.
L’Ausonia però ben presto viene incorporata da un’altra società, la quale a sua volta trasferisce i suoi rapporti contrattuali a un altro ramo dell’azienda che, come uno scaricabarile, trasferisce le sue responsabilità alla nuova subentrata “Tributi Italia Spa”, per la quale viene però dichiarato il fallimento dal tribunale di Roma il 27 luglio 2010. Per farla breve, negli anni i crediti recuperati dai cittadini di Scalea ammontano a oltre 13 milioni ma le casse comunali, in tutto quel trambusto, non vede neppure un centesimo.
Ma nell’ottobre del 2010, quando era da poco sindaco Pasquale Basile, la giunta si riunisce per affidare l’incarico agli avvocati Mario Nocito e Fabio Longo di recuperare almeno in parte le somme dovute. Due e anni e mezzo più tardi Scalea viene scossa dall’operazione Plinius, in cui vengono coinvolti sia il sindaco Basile, sia l’avvocato Nocito. Seguono tre lunghi anni di commissariamento durante i quali della faccenda non si farebbe menzione, così come durante il mandato fin qui assegnato alle maestranze di Gennaro Licursi e relativi compagni di avventura.
«Io ho denunciato la cosa al Questore di Cosenza – continua Mete nella sua missiva -, consegnando documenti e manoscritto unitamente ad altre denunce, subito dopo un mio intervento durante l’assemblea cittadina avvenuta il 05-10-2017 nella chiesa, gremita, di San Giuseppe Lavoratore in Scalea alla presenza di un numeroso pubblico, della stampa e di tutte le autorità  civili, politiche, ecclesiastiche, e militari della zona».
Ma quali sono gli interrogativi che l’attivista scaleota sottopone al vaglio delle autorità competenti? «Nella denuncia ho chiesto se detta delibera è  stata presa in esame dalle amministrazioni succedutesi nel tempo, compresa quella dei Commissari Straordinari, per verificare la veridicità contabile dell’importo; ho chiesto di conoscere se i legali nominati per il recupero del credito abbiano percepito acconti ed eventualmente in che misura; ho chiesto di sapere come si è giunti a tale esorbitante somma senza richiedere alcuna giustificazione e/o delucidazione ed in ultimo ho chiesto di sapere se detta delibera non risultati veritiera e in tal caso come mai non sia stata annullata».