3° megalotto della 106: nel nome di quali padri?

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3° megalotto della 106: nel nome di quali padri?

Lezione di stile, certo, perfino nella sua forma: piena di errori grossolani, di proclami e di giudizi tagliati con l’accetta, come la migliore scuola politica calabrese, piena di speculatori ambientali e finanziari, insegna. E non si dica che una cosa è la forma, un’altra il contenuto: colpisce l’approssimazione intellettuale di gente che arriva persino a millantare il supporto consapevole e responsabile di una popolazione che, di fatto, è stata tenuta all’oscuro di tutto l’iter progettuale. E a tenerla all’oscuro sono stati proprio quei sindaci che adesso, dopo mesi di silenzi e, al massimo, di chiacchiere al bar, adesso scrivono una nota che definire vaniloquente è poco.
Questi amministratori, senza né arte né parte, ritengono di poter gestire, controllare, la popolazione, proponendole quattro riferimenti imprecisi e sgrammaticati a civiltà del passato (mai citate esplicitamente e con cognizione di causa) di cui, evidentemente, non hanno mai inteso raccogliere l’eredità. I loro padri politici sono ben altri. Si tratta di figure istituzionali che non hanno mai programmato alcuna crescita sociale ed economica per l’Alto Ionio: vogliono aprire un cantiere mostruoso confidando pelosamente nel fatto che esso ci possa sottrarre dall’isolamento e continuando a ignorare le alternative percorribilissime che più volte abbiamo indicato. Chiunque abbia una coscienza e non viva in tempi di restaurazione napoleonica vede bene come, quella così progettata, sia una strada costosissima e inutile, che verrà costruita senza coinvolgere alcun operaio locale e che non avrà alcun indotto nell’economia dei paesi che questi sindaci amministrano (?).
Ce la assumiamo noi, eccome!, la responsabilità di ritardare l’iter procedurale di un progetto sbagliato e di sabotare in tutti i modi consentiti dalla legge un’opera che nulla ha a che vedere con il progresso, con il rispetto del territorio e con la sua sicurezza, con l’utilità sociale. E con tali importanti questioni non c’entra nulla neanche il discorso piccino piccino dei sindaci (anche di quegli altri che danno un colpo al cerchio e uno alla botte), la cui visione cieca e individualistica non è in grado in alcun modo di cogliere e garantire i diritti fondamentali di una collettività.
Eppure, cari sindaci, è tutto scritto in un paio di articoli di quella Costituzione che il vostro partito avrebbe voluto modificare. Conosciamo i modi e lo stile di chi ha prepotentemente spezzato a più riprese il rapporto tra lavoro e dignità, tra salute e dignità, in nome di un’inattività amministrativa e intellettuale che si è costruita su una larga base fatta di disinformazione, inconsapevolezza e assenza di analisi. L’immane disastro di una strada mostruosa e inutile che cannibalizzerà tutto il territorio, si aggiungerà allo sfacelo, alla distruzione, alla subordinazione che questa gente è stata in grado di creare nel proprio elettorato.
Alla prepotenza opporremo il nostro diritto alla disobbedienza e alla resistenza.
Trebisacce, 2 novembre 2017
Comitato Raspa

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