Ora è ufficiale: il Capt di Praia diventerà ospedale di zona disagiata

La conferma in un'intervista al commissario Massimo Scura

0
Ora è ufficiale: il Capt di Praia diventerà ospedale di zona disagiata

Alcuni giorni fa la nostra redazione aveva pubblicato in esclusiva l’indiscrezione di un incontro riservato a Roma tra i vertici della sanità, si trattava precisamente di un tavolo di verifica, riuscendo persino ad annunciare i temi al centro della discussione (clicca qui per leggere la notizia Tavolo tecnico di verifica in corso, oggi a Roma si decidono le sorti dell’ospedale di Praia a Mare). La conferma è arrivata ieri direttamente dalla voce del commissario ad acta Massimo Scura che, intervistato nel pomeriggio dalla nostra redazione, non solo ha confermato l’incontro nella capitale, ma ha persino annunciato quelle che saranno le sorti dell’attuale Capt di Praia a Mare in funzione della sentenza del Consiglio di Stato che annulla la riconversione: diventerà un ospedale di zona disagiata, opzione anche questa predetta nel nostro articolo.

 

Si tratta dunque di una buona o di una cattiva notizia? Andiamo per ordine. Il fatto di aver preso finalmente una decisione su cosa diventerà la struttura sanitaria praiese è già di per sé una gran bella notizia, fosse anche solo per il fatto che ciò implica una volontà alla riapertura che finora era rimasto solo uno slogan elettorale. Ma se si tiene conto del progetto sanitario del commissario esecutore della sentenza, il dottor Eugenio Sciabica, si noterà come i cittadini perderanno qualcosa in termini di servizi. «L’ospedale che ha “disegnato” Sciabica – ci ha riferito Scura – purtroppo non è attuabile».

Ma allora in cosa potranno sperare i cittadini? Cos’è un ospedale un ospedale di zona disagiata? Per chi volesse avere una conoscenza approfondita sulla questione, e per chi ha un po’ di pazienza, sarà sufficiente cercarlo nel Decreto Ministeriale n° 30 del 2 aprile 2015 che troverà a questo link, per tutti gli altri basterà continuare a leggere sotto.

 

Presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate

Le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere presidi ospedalieri di base per zone particolarmente disagiate, distanti più di 90 minuti dai centri hub o spoke di riferimento (o 60 minuti dai presidi di pronto soccorso), superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace. I tempi devono essere definiti sulla base di oggettive tecniche di misurazione o di formale documentazione tecnica disponibile. Per centri hub and spoke si intendono anche quelli di regioni confinanti sulla base di accordi
interregionali da sottoscriversi secondo le indicazioni contenute nel nuovo patto per la salute 2014-2016.

Tali situazioni esistono in molte regioni italiane per presidi situati in aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente dilatazione dei tempi, oppure in ambiente insulare. Nella definizione di tali aree deve essere tenuto conto della presenza o meno di elisoccorso e di elisuperfici dedicate.

In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanità moderna.

Tali strutture devono essere integrate nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di:

– un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
– una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
– un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo.

E’ organizzata in particolare la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro spoke o hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke più vicino.

Ma adesso, in questo momento, cos’è la struttura sanitaria della città dell’isola Dino? Ha già attivato la rete emergenza/urgenza? Esiste già il pronto soccorso? Il reparto di medicina è funzionante a pieno regime? Per queste ed altre risposte non resta che attendere la pubblicazione dell’intervista integrale a Massimo Scura

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here