Bcc di Verbicaro, nuove indagini per la banca altotirrenica?

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Articolo pubblicato su LA SPIA PRESS

ATTENZIONE: il seguente articolo è divenuto oggetto di una querela avanzata dal legale della Banca di Credito Cooperativo di Verbicaro. Per ben due volte il Tribunale dichiara la correttezza del mio operato, ma come richiestomi dal giudice in seconda istanza, è mio dovere precisare, com’è scritto nell’ordinaza, che:

NON HO DIFFAMATO LA BCC DI VERBICARO, LA NOTIZIA RELATIVA ALL’INDAGINE CHE PUBBLICAI NEL MARZO SCORSO E’ VERA, COSI’ COME SONO VERI I REATI CONTESTATI E I NOMI DEGLI INDAGATI. MA, ACCOGLIENDO PARZIALMENTE IL RICORSO PRESENTATO DALLA BANCA, IL GIUDICE MI ORDINA, IN SECONDA ISTANZA, DI RETTIFICARE LA FRASE CONTENUTA NELL’ARTICOLO “I SOLITI BENINFORMATI AVREBBERO APPURATO CHE GLI UOMINI DELLA DDA DELLA SEZIONE SESTA DI ROMA AVREBBERO FATTO IRRUZIONE IN BANCA” SPECIFICANDO A CHIARE LETTERE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE FU EFFETTUATA INVECE DAL NUCLEO DI POLIZIA VALUTARIA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO CALABRIA. IL GIUDICE ESCLUDE CATEGORICAMENTE LA DIFFAMAZIONE POICHE’, E’ SCRITTO SULL’ORDINANZA, “COME E’ NOTO, I DATI SUPERFLUI, INSIGNIFICANTI OVVERO IRRILEVANTI, ANCORCHE’ IMPRECISI IN QUANTO NON DECISIVI NE’ DETERMINANTI, CIOE’ CAPACI DA SOLI DI IMMUTARE, ALTERARE, MODIFICARE LA REALTA’ OGGETTIVA DELLA NOTIZIA, NON POSSONO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE, PER RITENERE VALICATI I LIMITI DELL’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI INFORMAZIONE AD ESCLUDERE L’OPERATIVITA’ DELLA CAUSA DI GIUSTIFICAZIONE”.

In sostanza, il giudice ha detto che io raccontai la verità in merito all’indagine, ai reati contestati e alle persone indagate, che nessuno deve oscurarmi profili o siti e sopratutto che l’articolo non deve essere affatto rimosso dal web. Il testo integrale dell’ordinanza, come richiestomi dal tribunale, ***lo trovate in fondo all’articolo. Di seguito il testo originale dell’articolo:

Può una vignetta, apparentemente innocua, scatenare il panico su tutto l’alto Tirreno cosentino?

“Uno squallido personaggio con un sorriso beffardo andava in giro ad avvisare amici e avversari che di lì a poco stava per scoppiare una bomba mediatica, che avrebbe travolto due personaggi noti della zona. A distanza di pochi mesi, precisamente il 9  marzo 2016 la bomba gli è scoppiata in mano travolgendolo. Le schegge hanno colpito chi aveva confezionato la bomba e i suoi amici. Siamo solo all’inizio… povero imbecille!! Che brutta fine ti hanno fatto fare!!”

Poi la scritta BCC, un uomo con la valigia in mano che si appresta ad entrare in banca e gli uomini della Guardia di Finanza che esultano.

vignetta

La vignetta, che circola da qualche ora su facebook, sembrerebbe uno sfogo personale celato dietro un nome fittizio come tanti se ne leggono ogni giorno sui social network, ma il logo della banca e la data precisa, il 9 marzo scorso rivelerebbero fatti gravissimi ma tenuti talmente nascosti da essere sfuggiti persino all’occhio vigile della stampa.

Il riferimento dell’immagine è chiaramente rivolto alla banca Bcc di Verbicaro, finita al centro di un presunto scandalo per il controllo della stessa nel giugno di due anni fa. Tutto ebbe inizio due mesi prima, quando Arturo Riccetti si candidò per la Presidenza del Consiglio di Amministrazione e un mese dopo ne prese le redini, dopo che alcuni componenti si erano opposti sottolineando una presunta incandidabilità con il suo ruolo di assessore provinciale. Il Tribunale delle Imprese non riscontrò nessuna controversia, ma era chiaro: all’interno dell’istituto bancario, la presidenza di Riccetti non era affatto cosa gradita. E, a riprova di ciò, lo stesso Cda, successivamente, stilò dei verbali in sua assenza al fine di decretarne l’illegittimità. Ma la  procedura attuata per sottrargli la poltrona fu piuttosto ambigua, al punto che Riccetti e i suoi avvocati decisero di informare la magistratura in merito presentando una serie di esposti alle Procure.

Di lì, pare che le indagini abbiano portato alla luce presunti reati ben più gravi. Nonostante il silenzio mantenuto, i soliti beninformati avrebbero appurato che *gli uomini della DDA della Sezione Sesta della Procura di Roma (area reati di criminalità economica, reati tributari, reati fallimentari) avrebbero fatto irruzione in banca per acquisire una fitta documentazione (*L’IRRUZIONE FU EFFETTUATA INVECE DAL NUCLEO DI POLIZIA VALUTARIA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO CALABRIA). L’operazione sarebbe avvenuta il 9 marzo scorso. Proprio come recita la vignetta.

Che parlerebbe di notizie tutt’altro che fasulle. Il faldone di inchiesta sarebbe custodito presso la Procura di Paola e il PM che starebbe indagando è la dottoressa Maria Camodeca, la quale, avvalendosi dell’Art.250 del Codice Penale, avrebbe già disposto il sequestro di 56 affidamenti bancari. I reati contestati sarebbero quelli di omessa comunicazione del conflitto di interessi (2629 bis cc) nell’ambito degli interessi degli amministratori (Art. 2391 del cc) e mendacio e falso interno (Art. 137 del testo unico bancario).

Gli indagati sarebbero l’ex Presidente Giuseppe Zito, l’attuale Presidente Francesco Silvestri, il consigliere del Cda Giuseppe Russo e il sindaco del Cda Nicolina Germano.

Ma questa inchiesta starebbe già facendo tremare gran parte dei noti personaggi della costa. Secondo indiscrezioni, in quella quella banca sarebbero contenute una valanga di informazioni “pericolose” riconducibili a molteplici personalità di spicco di vari ambienti dell’alto Tirreno. Gli interessi sarebbero enormi. E taluni indicibili.

***Documento Intergale Ordinanza in PDF***