Bandiere Blu, il Codacons vuole vederci chiaro: presentata istanza d'accesso per criteri e verifiche

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Bandiere Blu, il Codacons vuole vederci chiaro: presentata istanza d'accesso per criteri e verifiche

L’Associazione presenta istanza di accesso per conoscere i criteri e le verifiche effettuate su tutte le 368 spiagge
 
Una bandiera blu al vento da più di trent’anni è sinonimo di acque cristalline. Quel vessillo, quest’anno è un vanto per ben 175 comuni italiani, ed è un irrefrenabile richiamo per i consumatori a frequentare quei territori dove, senza dubbio, potranno trovare le più belle spiagge d’italia, dove la qualità dell’acqua e dei servizi è stata severamente verificata ed approvata. Il Codacons notoriamente non si fida e, per scongiurare truffe ai danni dei villeggianti, ha deciso di presentare una istanza di accesso alla FEE Italia, succursale della “Foundation for Environmental Education”, una organizzazione non governativa con sede in Danimarca che si occupa di assegnare l’ambito riconoscimento.
Abbiamo deciso di vederci chiaro sulla distribuzione di vessilli – spiegano dal Codacons – anche alla luce di alcune segnalazioni ricevute che rischiano di gettare ombre sulle assegnazioni e, soprattutto, rischiano di trasformarsi in un boomerang per migliaia di turisti alla ricerca di una vacanza da sogno. E le richieste formulate dal Codacons sono molteplici. Viene chiesto a FEE Italia di documentare e rendere pubbliche tutte le verifiche eseguite per accertare la qualità delle acque ed i prelievi e le analisi effettuate per ognuna delle 368 spiagge “più belle d’italia”. Ma non solo, il Codacons chiede di avere accesso alle verifiche effettuate circa l’effettiva pulizia delle spiagge, la tutela degli ecosistemi marini, le verifiche sulla presenza dei cestini per la raccolta differenziata per i rifiuti “regolarmente mantenuti in ordine”, la presenza di servizi igienici con smaltimento controllato delle acque reflue, le verifiche effettuate circa il divieto di ogni tipo di discarica, il continuo monitoraggio degli habitat marini e lacustri; l’esistenza di piani di emergenza per la sicurezza ambientale, fino alla presenza di una fonte di acqua potabile sulle spiagge. Appare davvero singolare come in alcune località non vi sia acqua potabile neppure aprendo i rubinetti quando, poi, quelle stesse località risulterebbero essere talmente fortunate da avere una fonte d’acqua potabile addirittura sulla spiaggia.
A questo punto il Codacons vuole conoscere, non solo ai sensi della legge 241/90 ma anche della Direttiva 2003/4/CE in materia di “informazione ambientale”, tutti i criteri di selezione e tutte le verifiche propedeutiche all’assegnazione del prestigioso riconoscimento. Qualora non dovessimo avere risposte all’istanza d’accesso, fa sapere il Codacons, non esiteremo a presentare un esposto in Procura, per tutelare i consumatori e provvederemo a richiedere i danni laddove i requisiti previsti per l’assegnazione non dovessero effettivamente sussistere