Come muore in cella un detenuto malato: lettere dal carcere di Secondigliano

«Viviamo una realtà sconosciuta a tanti ma nascosta dalle istituzioni dove la morte di un detenuto, come in questo caso, passa inosservata. Oggi siamo tutti speranzosi che qualcuno allerti chi di competenza e faccia fronte a questi brutti episodi che colpiscono solo dei poveri malcapitati»

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Come muore in cella un detenuto malato: lettere dal carcere di Secondigliano

(Nel Paese) – Star male, avere dei dolori e poi morire in un letto di una branda. È il racconto di una delle lettere che il “Parenti e amici dei detenuti del carcere femminile di Pozzuoli” ha diffuso agli organi di stampa per sensibilizzare l’attenzione sulla condizione nelle carceri di Napoli e provincia. Una condizione che è comune a tanti penitenziari di tutto il Paese.

 

Leggere queste missive fa venire in mente altre lettere da altre carceri in un periodo storico diverso: quelle dei giovani partigiani durante il fascismo. Qui, invece, siamo in democrazia dove un detenuto può morire da solo su una branda di una cella.

“Le lettere che leggerete – scrivono gli attivisti – evidenziano in poche righe una realtà sconosciuta, nella quale morire da soli nel letto di una cella, lontano dai propri cari che non hanno avuto la possibilità di starti accanto nelle ultime ore della tua vita, nell’indifferenza generale, è la normalità. È normale che un ragazzo di circa trent’anni muoia nell’indifferenza degli uomini “liberi”; un’indifferenza a cui si contrappone il supporto e la solidarietà da parte degli altri detenuti che hanno tentato di rianimarlo, di coloro che tutti ritengono dei mostri senza cuore e senza anima che meritano di soffrire e morire dietro quelle sbarre. Nelle carceri italiane ogni giorno si verifica un decesso a causa del pessimo supporto sanitario, un suicidio, una violenza psicologica o fisica, un abuso di qualsivoglia genere da parte dei rappresentati dello stato nei confronti dei detenuti e delle detenute”.

 

Lettera dal carcere di Secondigliano

“Oggi 23/05/2018 nel carcere di Secondigliano un fatto increscioso succede (in S.3 S2 II Ligure) dove la mancanza di responsabilità fa da padrone. Oggi è morto un ragazzo ammalato che non doveva stare in un posto non attenzionato. Già da qualche mese si era sentito male ed era stato soccorso in sezione, stamattina alle ore 06 il detenuto Coglioti Cosimo stava male suonava il campanello di allerta cui risultava staccato e già da alcuni giorni, chiamato l’assistente di turno in sezione solo verso le ore 9 è stato visitato ma rimandato in sezione subito dopo. Avvisava dolori e si è adagiato in branda.

Alle 12,30 alcuni compagni di sventura si sono avvicinati per vedere come stava, ma il malcapitato non dava segni di ripresa. Tutta la sezione si è precipitata qualcuno cercava di rianimarlo altri chiedevano, gridando, all’assistente di turno l’urgenza di un medico. Dopo qualche minuto è arrivato l’assistente che ha chiamato l’infermeria, dopo svariati minuti è arrivato l’infermiere con una siringa nella sezione un caos per la mancata urgenza ma avvicinatosi al povero ragazzo con molta calma visto che non dava segni di vita ci ha chiesto di scenderlo giù a braccia. Tutti ci eravamo accorti della gravità dei fatti ma speravamo in un miracolo.

Quello che in questo momento tutti ci chiediamo è, nel 2018 dove si parla si discute giornalmente in tutti i media come possono succedere cose così gravi dove tanti di noi mandati in questo carcere per cure in CDT si trovano in sezioni dove ti puoi ammalare ma per vedere il medico se non gravissimo puoi esporre il tuo problema solo due giorni a settimana. Purtroppo questi brutti episodi si sentono ormai all’ordine del giorno persone che si tolgono la vita, persone che aspettano visite ospedaliere da mesi, persone come che muoiono per indifferenza e mancati soccorsi come oggi p il nostro caso. Questo brutto episodio che porteremo sempre con noi in 50 possiamo testimoniarlo, anzi mi correggo oggi in 49, quanto accaduto e nello stato di degradazione in cui versiamo oltre a ciò già elencato dove si convive in due su otto metri quadri compreso letti e servizi igienici, siamo trattati da medio evo. Dove oggi, alle soglie del 2020 c’è gente che programma le sue vacanze su Marte.

Viviamo una realtà sconosciuta a tanti ma nascosta dalle istituzioni dove la morte di un detenuto, come in questo caso, passa inosservata. Oggi siamo tutti speranzosi che qualcuno allerti chi di competenza e faccia fronte a questi brutti episodi che colpiscono solo dei poveri malcapitati. Ti dico di più, chi ha portato giù il ragazzo si è accorto che il defibrillatore era chiuso a chiave e hanno dovuto chiamare la guardia con le chiavi prima di poterlo utilizzare”.

Fonte: nelPaese.it

 

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