La macchina del fango porta bene: ancora una vittoria di legalità per Ugo Vetere e la sua squadra

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La macchina del fango porta bene: ancora una vittoria di legalità per Ugo Vetere e la sua squadra

(Nella foto, il sindaco di Santa Maria del Cedro Ugo Vetere)
Nelle scorse ore avranno rosicato parecchio i supporters di Pino Aulicino (ex sindaco di Santa Maria del Cedro che voci insistenti vorrebbero ricandidato alle prossime elezioni), come si professano, che dopo aver creato un account falso ad hoc per spargere fango su Ugo Vetere, sindaco di Santa Maria del Cedro, e tutte le persone politicamente a lui vicine, si sono visti arrivare (in fronte) una sentenza che attesta, qualora ce ne fosse bisogno, il corretto operato dell’amministrazione comunale di Santa Maria del Cedro. Si tratta di vigliacchi senza più gloria né coraggio che non solo si celano dietro false identità (già identificate da una denuncia alla polizia postale) nascondendosi come i topi nelle fogne, ma addirittura prendono di mira anche i morti, impossibilitati a difendersi o replicare. La specie peggiore di vigliacchi. Esattamente come quei tanti bottacerchisti che sanno la verità, leggono, ma non prendono mai una posizione.
Ma tant’è, privi di ogni qualsivoglia contenuto o programma politico in vista delle prossime elezioni comunali, alle cui candidature si lavora alacremente benché manchino ancora quasi due anni, inventano di sana pianta (com’è facilmente documentabile) incarichi, stipendi e favoreggiamenti pur di annientare l’operato di chi invece, nel modo giusto o sbagliato, ci mette sempre e comunque la faccia, nella flebile speranza di asfaltarsi la strada verso l’agognata vittoria alle urne.
Per il momento i topi devono accontentarsi di sedersi in platea e applaudire a un’amministrazione comunale che non finisce sulla stampa per mazzette e porcate varie (non siamo l’unica redazione giornalistica) ma inanella, uno dopo l’altra, riconoscimenti pubblici e vittorie in tribunale.
Il Consiglio di Stato ha dato di nuovo ragione a Ugo Vetere. Ancora sulla questione demanio, quelle per cui il primo cittadino ha condotto una battaglia in solitaria, sostenuto unicamente dalla sua amministrazione. E nessuno più. Le aree sottoposte all’attenzione del massimo tribunale amministrativo italiano sono effettivamente occupate in modo abusivo e da lunedì si dovrà pensare allo sgombero. Il protagonismo evidentemente c’entrava poco.
Un’estenuante battaglia durata 3 anni e cominciata a pochi giorni dall’insediamento. Ma che secondo i detrattori era sbagliata, perché anni e anni addietro, un parente del sindaco era sposato con un componente di una delle famiglie coinvolte nella vicenda. Per questo, chissà in virtù di quale legge, non era valida. Forse intendevano solo dire che Vetere avrebbe dovuto farsi i fatti suoi come chi l’ha preceduto. Troppo tardi.
Lontano dalla sua terra per qualche giorno di riposo, il primo cittadino ha comunque voluto commentare l’ennesima vittoria sottolineando l’enorme lavoro dei suoi consiglieri e assessori, senza i quali, dice, non avrebbe potuto fare nemmeno la metà delle cose realizzate.
Unico rammarico per tanto impegno: la “solitudine sociale”. Un dramma che colpisce quotidianamente quei pochi cronisti liberi e amministratori che non tengono conto di niente e passano come caterpillar su tutto ciò che trovano sulla loro strada. Quelli che provano a opporsi e a denunciare un sistema marcio che è sotto gli occhi di tutti. Ma nella Calabria dei magistrati impegnati più nelle campagne elettorali che a ripulire i palazzi, questo è un male. Chi non si conforma, viene isolato, emarginato, lasciato solo. Non ci si aspetterebbe delle medaglie, ma almeno vicinanza, che puntualmente non arriva nonostante le promesse.
Poco importa. Quando la verità è intrappolata nelle carte, anche la giustizia diventa più giusta.
Ora potete pure tornare a pubblicare fantomatiche storie di ‘ndrangheta in cui siamo tutti protagonisti. Nessuno escluso. Tanto quel che siete, rimanete: piccoli uomini costretti a inventarsi un’altra identità perché la propria, evidentemente, è andata ormai a puttane.

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