Piano straordinario di verifica infrastrutture sia priorità nazionale

Un Paese evoluto vedrebbe in questa emergenza nazionale addirittura una opportunità di sviluppo: quanti posti di lavoro possono essere garantiti da interventi straordinari in una prima fase e continuativi in una fase successiva?

0
Piano straordinario di verifica infrastrutture sia priorità nazionale

La tragedia odierna relativa al Ponte di Morandi a Genova, riporta in primo piano l’allarme sicurezza infrastrutture in Italia. Il rischio di questa ennesima vicenda evitabile è legato proprio all’ondata di emotività che condurrà alla condanna di uno o più polemiche, in assenza di qualsivoglia soluzione definitiva ad un problema molto serio. Chi scrive ritiene che il primo intervento che deve essere realizzato con urgenza estrema è di tipo normativo: esistono troppe zone di ombra sulla competenza e dunque la responsabilità nei controlli di tutte le infrastrutture italiane. Il decreto legislativo 35/2011 appare insufficiente, trattando soltanto la questione sotto gli aspetti delle linee guida. L’esempio più evidente è quello dei cavalcavia dove con l’abolizione delle provincie le battaglie a colpi di carta bollata tra Regioni e Comuni è all’ordine del giorno. E’ urgente dunque una norma che riconduce ad un’unica realtà la responsabilità e dunque la supervisione relativa ad ogni infrastruttura.

 

Ma l’aspetto giuridico non appare l’unico. Quanti controlli ad esempio vengono compiuti sulla stabilità degli stadi in Italia? Quante verifiche strutturali sono state compiute regolarmente in luoghi che ogni domenica accolgono migliaia di persone (e che sono soggette a vibrazioni costanti e continue oltre che a sollecitazioni)? L’età media degli stadi italiani è di 67 anni, il 30% delle strutture è stato costruito tra il 1920 e il 1937, il 30% tra il 1950 e il 1970 e il rimanente 40% tra il 1972 e il 1990 (rif. Tesi di laurea di Andrea Vincenti  Titolo “Il business nel calcio  e il modello “B Futura”: vantaggi e opportunità di uno stadio moderno” Anno accademico: 2012/1).

Abbiamo dunque virtualmente tante tragedie annunciate di cui soltanto l’alea ne definisce il coefficiente di pericolosità. Eppure con le tecnologie attuali non appare impossibile effettuare una verifica in tempi veloci. L’aspetto più complesso è l’indizione delle gare, la crescita dei costi, la necessità di monitorare non soltanto la legalità ma anche la qualità delle forniture. Basti pensare che ancora oggi per analizzare strutture complesse vengono utilizzati sistemi tecnologici antiquati che mettono a repentaglio vite umane. Un esempio classico è quello degli scalatori per il controllo dei ponti. Emerge dunque prepotentemente non soltanto un profilo di disorganizzazione generale e di mancata previsione del rischio, ma anche la necessità di un programma coordinato sull’intero territorio nazionale per la verifica e quando necessario la sostituzione delle stesse.  Uno strumento operativo di finanziamento appare la Cassa Depositi e Prestiti. Il finanziamento tuttavia non dovrebbe essere a carico degli Enti Locali quanto piuttosto dello Stato essendo in piena emergenza nazionale.

Un Paese evoluto vedrebbe in questa emergenza nazionale addirittura una opportunità di sviluppo: quanti posti di lavoro possono essere garantiti da interventi straordinari in una prima fase e continuativi in una fase successiva? E’ forse strategia nazionale controllare le infrastrutture esclusivamente dopo il loro crollo? E’ capace questo Governo (che appare attento alle priorità nazionali) di indire gare assolutamente trasparenti e capaci di consentire non soltanto il ripristino di condizioni di sicurezza compatibili con gli standard attuali ma anche il coinvolgimento del sistema imprenditoriale in maniera assolutamente trasparente?

Chi scrive esprime anticipatamente alcune remore in merito alle tradizionali scusanti che in Italia da sempre contraddistinguono il rallentamento delle opere pubbliche, come ad esempio il pericolo di eventuali infiltrazioni malavitose. Lo Stato non può temere di progredire ammettendo la sua incapacità nel gestire la res pubblica. Immaginare di non riuscire a garantire la legalità di interventi infrastrutturali equivale a dichiarare il default pubblico. Un altro aspetto appare prioritario: il nuovo piano eccezionale di monitoraggio infrastrutture deve essere nazionale e dunque omogeneo su tutto il territorio. Troppe volte il Sud è stato considerato anche in tragedie nazionali, subordine rispetto ad altre equivalenti situazioni di emergenza. Basti pensare alle alluvioni di Messina o calabresi, che vedono esclusivamente le autorità locali far fronte ad emergenze nazionali.

In definitiva il Governo è chiamato alla prima dimostrazione reale di efficienza ed efficacia rispetto a quelle che sono priorità concrete del Paese rispetto ad altre più propriamente politiche. Qualsiasi rinvio di decisioni urgenti rappresenterebbe un chiaro segnale per chi auspica una definitiva inversione di tendenza.

di Leonardo Lasala

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here