LETTERA A SCOPELLITI: "RIAPRA L’OSPEDALE DI PRAIA A MARE"

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LETTERA A SCOPELLITI: RIAPRA L’OSPEDALE DI PRAIA A MARE

Pubblicato su Alganews il 10 novembre 2013, di Francesca Lagatta

La missiva per chiedere ancora una volta la riapertura dell’ex ospedale civile della città dell’Isola Dino

“Egregio Presidente Scopelliti,

sa bene che l’alto Tirreno cosentino sia vissuto da noi abitanti come terra di nessuno. Non ci sentiamo né calabresi né lucani, perché per troppi anni siamo stati abbandonati politicamente alle nostre sorti. Tanto da indurre, probabilmente, lei e qualche altro rappresentante politico a pensare che qui, non ci saremmo mai ribellati. Ma così non è stato. Sempre più giovani e cittadini attivi stanno insorgendo in nome di una dignità che ci sentiamo calpestata.

Sulla sanità non ci siamo mai arresi e non lo faremo mai fin quando l’eccellente ospedale civile di Praia a Mare non verrà riaperto, perché ne ha tutte le ragioni. Chiudere l’eccellente ospedale civile di Praia a Mare ha significato principalmente chiudere un pronto soccorso e un reparto di chirurgia in un punto geografico che raccoglieva un bacino d’utenza di oltre sessanta mila persone. L’efficienza del servizio sanitario, quindi, ha toccato livelli minimi, contrariamente ai casi di malasanità, che sono aumentati a dismisura.

La sanità italiana ha senza dubbio avuto bisogno di un risanamento dei debiti, ma anche nel taglio degli sprechi, giacché si parla di salvare vite umane, bisognerebbe usare una logica.

E cosa c’è di logico nel tenere aperti tre ospedali in 40 km (Cetraro, Paola e Cosenza) e lasciare scoperti altri 70 km, soprattutto se quell’ospedale è al confine, e l’emigrazione sanitaria che ne consegue è del tutto avversa alle questioni che ne hanno decretato la chiusura?

Con i milioni di euro che la Regione Calabria deve alla Basilicata si poteva pensare addirittura alla costruzione di un nuovo nosocomio. Avrà letto sicuramente in questi giorni dell’appello a Emergency e dell’immediata risposta del suo fondatore Gino StradaLa notizia ha avuto risonanza nazionale ed è arrivata anche oltre, dove sicuramente i media stranieri avranno dedicato maggiore attenzione. Ma non c’è niente per cui gioire. L’immagine che ha il mondo della Calabria non è quella che ci si aspettava quando, alle elezioni regionali di tre anni fa, i calabresi la votarono in massa, con una delle percentuali più alte mai registrate.

Lei ha dovere di difendere i suoi cittadini, di rispondere al meglio alle loro esigenze e di allontanare definitivamente quell’immagine che ci vuole un popolo abbandonato e lontano dalle istituzioni, privato del diritto fondamentale per l’essere umano: quella alla vita. Il silenzio delle istituzioni sta dimostrando l’esatto contrario. Sembrerebbe che non ci sia né la voglia né l’intenzione di rimediare.

Solitamente quando si fa un errore si fa un passo indietro. Faccia anche lei un passo indietro, anzi, ne faccia più di uno e venga avanti, a vedere come si muore a Praia a Mare, in quell’ospedale che ora non è neppure una Casa della Salute, che lei ha chiuso senza neanche mai visitare. A meno che non l’abbia visto quando venne unicamente in occasione della campagna elettorale, qualche mese prima che la eleggessero Presidente di questa regione”.

*La foto in evidenza è di Roberto Monaldo, La Presse